Quando Giovanni Falcone muore a Capaci, Paolo Borsellino dice: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”.
Falcone e Borsellino: due nomi, un solo luogo a testimonianza di una tragedia di un intero popolo. E' impossibile parlare di Giovanni Falcone, senza immediatamente ricordare Paolo Borsellino: Giovanni e Paolo erano uniti in vita, legati da una missione: liberare la società civile dall'oppressione di una “mala pianta” - la mafia - che nasce, vive e prospera in Sicilia. Simbolo contro la loro stessa volontà, eroi soltanto per aver voluto affermare le proprie idee, per aver rifiutato la via facile dell'accomodamento. La loro tragica fine li ha fusi insieme. I siciliani onesti amano quei magistrati caduti a meno di due mesi l'uno dall'altro. I mafiosi li rispettano, come li temevano quando erano vivi. Falcone portò in Italia un Buscetta pentito che doveva aprire la strada ai tanti altri boss come Salvatore Contorno, Nino Calderone e Francesco Marino Mannoia. Bastò: una disfatta per Cosa Nostra. Poi il maxiprocesso. Allora forse Falcone e Borsellino firmarono la loro condanna a morte. Cosa Nostra capì che non ci poteva essere convivenza tra i propri interessi e quei due magistrati, che parlavano in palermitano, capivano il linguaggio cifrato del “baccaglio” mafioso, si muovevano perfettamente a loro agio tra ammiccamenti, sguardi, segni apparentemente enigmatici, bugie. Ma Falcone e Borsellino non dovevano sbrigarsela solo con questi “bravi ragazzi” che maneggiano pistole, eroina e tritolo, Giovanni e Paolo non erano molto amati nemmeno nelle stanze che contano. Una marcia lenta - quella di Falcone - fino al tritolo di Capaci, passando per l'inquietante avvertimento dell'Addaura (attentato fallito del giugno 1989). Quando Falcone salta in aria, Paolo Borsellino capisce che non gli resterà troppo tempo. Lo dice chiaro: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. A rileggere, oggi, le ultime parole di Paolo Borsellino, ci si imbatte in un uomo cosciente della propria fine imminente, perfettamente consapevole persino del possibile movente, eppure incapace di tirarsi indietro, speranzoso forse di poter davvero cambiare le cose. Ascoltiamo la sua ultima intervista, rilasciata al giornalista Sposini, dopo la morte di Giovanni Falcone.