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Depressione post partum e violenza

Depressione post partum
A otto mesi dalla nascita di un bambino il 10% delle mamme vive una situazione di violenza domestica, soprattutto di natura psicologica, ma talvolta anche fisica e sessuale, da parte del partner o di altri membri della famiglia, mentre il 5 % di esse rivela elevati livelli di depressione (stress psicofisico). Il rischio di sintomi depressivi era 13 volte più alto nelle donne che avevano avuto esperienza di violenza intrafamiliare. Questi risultati supportano un ruolo importante per l’esperienza di violenza nella genesi della depressione post-partum. Gli ormoni, spesso additati come causa fisiologica, cioè naturale e quindi socialmente accettabile, della depressione post-partum (il baby-blues) non ne costituiscono dunque l’unica spiegazione. Lo rivela un’indagine complessa, avviata di recente dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste e dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Trieste, assieme a colleghi dell’Università della California a San Francisco. Lo studio, di cui si è conclusa la prima parte, prosegue ora con indagini che cercheranno di rispondere a due domande: se esiste una correlazione tra violenza domestica e vita riproduttiva e, più in particolare, tra violenza domestica e interruzione forzata di gravidanza.
Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Health Care for Women International.

Violenza domestica
Nell’ultimo decennio gli episodi di violenza domestica ai danni delle donne in gravidanza o nel periodo successivo al parto si sono moltiplicati, come dimostrano studi compiuti in Svezia, Cina, Stati Uniti e altrove. Si va da un 2% di donne che sperimentano abusi fisici, a un preoccupante 19% che riferisce violenza fisica o psicologica “da moderata a grave”. In Italia le percentuali si collocano a metà strada, e lo studio triestino ha avuto come obiettivo proprio quello di tracciare un quadro della violenza domestica negli 8 mesi dopo la nascita, in una città come Trieste dove il tasso di fertilità e il rapporto tra i nati vivi e i decessi sono tra i più bassi d’Italia, dove le cure in gravidanza sono gratuite così come lo è l’interruzione volontaria di gravidanza.
“Hanno partecipato allo studio 352 donne, dall’età media di 32 anni, che sono state seguite da settembre 2004 a marzo 2005” spiega Patrizia Romito, professore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Trieste. “Le partecipanti hanno risposto a due questionari. Il primo, presentato subito dopo la nascita del bambino, conteneva domande sullo stato sociale, su quanto fosse stata desiderata (da uno o entrambi i partner) la gravidanza, sulla salute della donna e del bambino. Il secondo, a otto mesi dal parto, poneva domande incentrate sulla violenza fisica (percosse o sessuale) e psicologica (insulti, denigrazioni, controlli continui, intimidazioni). Dall’esame delle risposte abbiamo capito che situazioni di questo genere – violenza da parte del partner o di un familiare - sono più comuni di quanto si pensi. Inducendo una condizione di depressione, ansia, disistima nella donna, influenzano negativamente la sua salute fisica e mentale, ma anche quella del bambino”.
“I mesi successivi al parto - osserva Federica Scrimin, ginecologa e responsabile del Servizio di Day Surgery del Burlo Garofolo dove sono afferite le donne dello studio – sono spesso idealizzati nell’immaginario – ma non rappresentano sempre un momento facile per la donna. La presenza di un neonato costringe la coppia a rivedere ritmi ed equilibri interni, e se il rapporto non è sufficientemente forte è facile che si creino tensioni. Anche la semplice mancanza di sonno dovuta all’allattamento notturno può indebolire molto la donna e darle un senso di inadeguatezza. Le donne dopo aver partorito piangono di più e più facilmente, sperimentano su se stesse la fragilità del loro bambino. Questa debolezza può scatenare nel partner o in chi sta vicino desiderio di protezione, dolcezza ma anche paura, tensione, aggressività. Questo studio ci ha rivelato, tra le altre cose, che la condizione forzata di casalinga – ma anche il rientro forzato o troppo precoce al lavoro - giocano un ruolo primario nella depressione. Anche il fatto di aver vissuto periodi di ansietà o depressione prima della gravidanza è correlabile al disagio psicologico del dopo parto. Dai dati raccolti emerge la necessità di aumentare il livello di vigilanza da parte dei servizi sanitari, quando ci si trova dinnanzi a una donna depressa che ha partorito da poco, o quando si incontra una donna che chiede l’interruzione di gravidanza”.
Si tratta di indicatori forti di malessere, che vanno indagati da parte del medico e segnalati agli operatori sociali affinché si diffonda una nuova consapevolezza che non si limita a incriminare gli ormoni come causa di depressione. “Le donne non sono sole – concludono le ricercatrici – esistono operatori esperti, centri anti-violenza, servizi sanitari e sociali pubblici preposti ad aiutarle: sia in ospedale che presso i consultori familiari, o i distretti sanitari, i quali possono assistere chi subisce violenza tra le mura di casa”.

IRCCS Burlo Garofolo

Romito P, Turan JM, Neilands T, Lucchetta C, Pomicino L, Scrimin F. Violence and women's psychological distress after birth: an exploratory study in Italy. Health Care Women Int. 2009;30(1-2):160-80

Romito P, Pomicino L, Lucchetta C, Scrimin F, Turan JM. Work and depression in women after the birth of a child.
G Ital Med Lav Ergon. 2007 Jul-Sep;29(3 Suppl):391-3.

 

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