Il nostro sistema immunitario ha tutto quel che serve per reagire contro qualsiasi cosa, un armamento genetico completo. Può produrre anticorpi contro qualsiasi cosa, nostra o non-nostra, basta solo dargli il tempo di imparare.
Il Prof. Fabio Fischetti si è laureato in Medicina e Chirurgia a Trieste. Specializzatosi in Nefrologia e Medicina Interna all’Università di Trieste e in Reumatologia all’Università di Bologna. Ricercatore e docente presso l’Università di Trieste, insegna Immunologia Clinica, Allergologia e Reumatologia. In ambito clinico e di ricerca si occupa dei problemi immunologici legati alle patologie articolari e vascolari.
Di cosa si occupa un medico immunologo?
“Un medico immunologo si interessa di diversi problemi di ambito specialistico nel contesto di quella che viene definita l'Immunologia clinica. Ad esempio, un immuno-reumatologo, come nel mio caso, si occupa di patologie che si sviluppano a causa di una anomalia del sistema immunitario, e che si manifestano con problematiche osteo-articolari o muscolari. Sono malattie causate da una alterata sovra-reattività verso componenti proprie: noi le chiamiamo malattie auto-immunitarie. Tra queste c'è l'artrite reumatoide, che si sviluppa in ambito osteo-articolare, con danni infiammatori rilevanti. Esistono, poi altre malattie che si sviluppano sui tessuti di sostegno, il connettivo, che sono le connettiviti. Anche queste sono patologie ad ampio spettro, coinvolgenti organi diversi quali cute, cuore, intestino, polmoni, reni. Se poi sono interessati i vasi sanguigni, le chiamiamo vasculiti. Ma l’immunologo può occuparsi anche di malattie infettive e vaccini, di problemi trapiantologici, dei tumori e di specifici problemi nell’ambito di malattie del sangue, cutanee, cardiache, renali, endocrine”.
Come dovrebbe funzionare, nella norma, il sistema immunitario?
“Il sistema immunitario è, ogni giorno, alle prese con cose nuove, che vengono dall'esterno e che deve monitorare, verificare, decifrare, capire se siano nocive, o con cui si possa convivere. Esistono batteri, ad esempio, che tappezzano l'intestino, ma il sistema immunitario non va ad ucciderli, perchè essi costituiscono una barriera protettiva, la così detta “flora batterica intestinale”. Questi batteri ci “servono”, ci aiutano a gestire il confronto con l'esterno. La mucosa intestinale, è come un guanto rivoltato, cioè una specie di “esterno” che si trova all’interno. Qui il sistema immunitario è pronto ad aggredire quello che c’è di dannoso. Esso valuta anche il cibo, ovviamente senza reagire, ha imparato, nel tempo, a “vedere” certe cose e a tollerarle, a vederne altre e rispondere contro”.
Quando e come impara il sistema immunitario?
“Il sistema immunitario impara nel tempo, ed ha tutta una serie di cellule e di molecole pronte a reagire contro tutto quello che può essere dannoso, eliminandolo o uccidendolo. L’organismo impara, e continua ad imparare, a riconoscere anche gli alimenti un po' “strani”, come edulcoranti, coloranti, additivi. Quindi il sistema immunitario impara a non reagire, o a reagire, verso le sostanze esterne; ma impara, nel corso della maturazione, a non reagire verso le cose interne al corpo. Noi abbiamo delle cellule capaci di reagire contro qualcosa di nostro, ma rimangono frenate, per tutta la vita. Un soggetto sano è colui che non reagisce contro le cose proprie dell’organismo. Quando queste cellule, che producono anticorpi contro noi stessi, cominciano ad aumentare e ad amplificare la loro attività, esse producono un danno infiammatorio che si trasforma in condizione di patologia, ovvero di malattia auto-immunitaria”.
Cosa altera il meccanismo di inibizione dei normali anticorpi auto-distruttivi?
“Ci sono varie teorie, ma una è documentata. Si è osservato che una condizione particolare può attivarli, causata da batteri, ma anche da virus. Questi possono creare lesioni in determinate cellule di determinati punti dell'organismo, e generare la modifica di particolari proteine della superficie della membrana cellulare. I virus, i batteri, le strutture molecolari alterate, fanno reagire il sistema immunitario. Queste strutture molecolari modificate, diventano però anche molto simili ad un qualcosa che è nostro in altri punti dell’organismo, quindi il sistema immunitario si confonde, reagendo indiscriminatamente”.
Questi virus o batteri sono rintracciabili in un'indagine postuma?
“Se si andasse a cercare nell'ambito cellulare, si troverebbe una loro integrazione cromosomica. Si può rintracciare, ad esempio, la famosa Borrelia, di cui troviamo, anche a distanza di tempo, parti del genoma integrate nelle nostre cellule. Lasciano una “bandierina” all'interno delle nostre cellule. Questo marchio anomalo può essere fonte di un secondario rinnovarsi della reattività infiammatoria”.
Altre spiegazioni?
“Alcuni distretti del nostro organismo hanno delle caratteristiche peculiari molecolari, e non vengono “visti” nel timo, nelle primissime fasi dello sviluppo. I nostri linfociti passano a livello del timo, nelle prime fasi della vita, e lì devono “vedere” un po' tutto quel che c’è nell'organismo. Una conoscenza che avviene per contatto, creando un meccanismo di informazione. Alcuni, molto reattivi, vengono in questa fase selettivamente eliminati, mentre altri, meno reattivi, entrano nei circuiti linfatici ed imparano a non reagire contro le molecole che hanno visto nel timo. Parrebbe che molecole di alcuni organi tipo il pancreas o l’occhio non possano esser “viste” nelle primissime fasi di maturazione, e quindi rimangano nascoste agli occhi del sistema immunitario, anche per tutta la vita. Ma se qualcosa rompe questo equilibrio, ecco che il sistema immunitario “vede” qualcosa che non ha mai “visto”, e reagisce. Alcune forme infiammatorie dell'occhio, sono causate da una prima lesione infiammatoria che crea uno sovvertimento strutturale locale: il sistema immunitario entra in contatto con un “qualcosa di nuovo” e ci reagisce contro, sviluppando così la malattia auto-immunitaria”.
E le allergie?
“Le allergie sono anche legate ad una reattività anomala, con infiammazione secondaria, non però verso le cose proprie, ma verso bersagli (allergeni) esterni nei confronti dei quali, nel soggetto sano, mai si assiste a reazioni negative (es. alimenti, polveri, vegetali, farmaci)”.
Fin qui, il sistema che reagisce “troppo”...
“C'è poi chi reagisce poco o non reagisce affatto. C'è chi reagisce poco o niente, fin dalla nascita, a causa di problemi congeniti. in questo caso parliamo di un immuno-deficit congenito. C'è poi chi, nel corso della vita, si trova di fronte a situazioni che gli fanno funzionare meno il sistema immunitario: come il caso dei pazienti con l'AIDS. Il virus HIV, disgraziatamente, va ad intrufolarsi proprio in cellule vitali per la risposta immunitaria: i linfociti T Helper, che amplificano la risposta immunitaria. La persona infettata, soffre di una immuno-deficienza acquisita. L’immuno-deficit, non è solo l’AIDS, può essere causato anche da malattie croniche, denutrizione, vecchiaia e da farmaci utili nella cura delle malattie auto-immunitarie. Questi farmaci “addormentano” il sistema immunitario, esponendo, purtroppo, il paziente a maggiori rischi di infezione”.
Vaccino si o no?
“Le vaccinazioni agiscono istruendo il sistema immunitario a rispondere prontamente contro specifici virus o batteri ed innegabilmente, hanno rivoluzionato la storia della medicina, permettendo di salvare milioni di vite. Concordo, comunque, con i dubbi di chi abbia sofferto di reazioni anomale. Effettivamente esistono rischi di possibili reazioni indesiderate, anche gravi, ma queste finora hanno riguardato numeri molto esigui di persone. Il vaccino per l'influenza “A” H1N1 va consigliato, ma con selettività. Il vaccino va riservato in particolare a persone più “in difficoltà”: anziani, donne in gravidanza, diabetici, persone con malattie croniche polmonari o cardiache, patologie immunitarie. Queste hanno bisogno di un maggior aiuto”.
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