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Oggi alle ore 11.00 presso la Cappella del Palazzo Vescovile di Trieste, l'Arcivescovo Mons. Giampaolo Crepaldi ha celebrato la tradizionale messa dei giornalisti anticipando la festa di San Francesco di Sales. Nell'omelia l'arcivescovo ha sottolineato l'importanza di una comunicazione che crei sviluppo di interesse culturale, etico e sociale. Ha richiamato la difficile situazione del lavoro nella nostra Città e Provincia facendo riferimento anche al problema della Ferriera per il quale ha auspicato un concreto impegno di tutti ma in particolare delle Istituzioni. Alla Celebrazione eucaristica è seguito un momento di fraternità dove il Presidente regionale dell'Ordine dei Giornalisti Piero Villotta ha ringraziato l'Arcivescovo per il richiamo all'unità ed ha sottolineato il problema del lavoro nel settore giornalistico, presentando l'impegno di tutelare la categoria in un prossimo dialogo con il governo. Tutto si è svolto in un clima sereno e di cordialità . |
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A coronamento di una intensa attività di monitoraggio e pedinamento, la Capitaneria di porto di Trieste - Guardia Costiera ha sequestrato stamani, alle ore 07:55, 110 chilogrammi di mormore e la rete da posta, lunga approssimativamente 500 metri, con cui i magnifici esemplari ittici sono stati illecitamente catturati nel porto di Trieste, in zona vietata alla pesca. La Motovedetta C.P. 2084, opportunamente posizionata ai fini del controllo dello specchio acqueo, ha immediatamente avvistato i pescatori di frodo, intervenendo di soppiatto tra il pontile S.I.O.T. e la Ferriera, ove era in corso di svolgimento, in grande stile, la battuta di pesca clandestina. Il Nucleo Operativo di Intervento Portuale ha comminato al Comandante del peschereccio, pescatore di professione che ora rischia la sospensione della licenza, una sanzione amministrativa pari a 2.000 euro in misura ridotta, pagabile entro sessanta giorni dall’accertamento; in mancanza, la violazione potrà costare cara al trasgressore, passibile del pagamento del massimo di 6.000 euro. Il pescato, dopo la dichiarazione di idoneità al consumo resa dal competente Servizio Veterinario, sarà devoluto alla Fondazione “Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin” (che, come è noto, supporta famiglie d’altri Paesi afflitte dal disagio di vivere o di aver vissuto recentemente guerra e/o guerriglia) ed al Convento dei Frati Cappuccini di Montuzza, ove è attiva una mensa per i poveri. La Capitaneria di Porto fa sapere che i controlli proseguiranno serrati nei prossimi giorni, al fine di garantire -tra l’altro- il completo rispetto delle norme in materia di tutela degli stock ittici. |
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DIOCESI DI TRIESTE Il Vicario Episcopale per il Laicato e la Cultura
Prot. 46/DCV-V.E.L.C./2012
Lunedì 23 gennaio alle ore 11.00, in occasione delle festa del Patrono dei Giornalisti San Francesco di Sales, l’Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi invita gli operatori dei mass media ad una Celebrazione eucaristica presso la Cappella del Palazzo vescovile, in via Cavana 16, per un momento di riflessione e di preghiera.
Seguirà uno scambio di auguri.
mons. Ettore Malnati Vicario episcopale per il Laicato e la Cultura
34124 Trieste -Via Cavana 16 -Tel. 040 3185411 -Fax 040 3185430 -e-mail:
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DIOCESI DI TRIESTE Solennità dell’Epifania +Giampaolo Crepaldi Arcivescovo-Vescovo Cattedrale di San Giusto, 6 gennaio 2012
Carissimi fratelli e sorelle,
1. Oggi la Chiesa celebra la solennità dell’Epifania del Signore. La parola epifania significa manifestazione. Con questa festa, infatti, si ricorda la manifestazione di Gesù agli uomini di ogni nazione, rappresentati dai Magi, giunti da lontani Paesi dell’Oriente, attratti da una misteriosa stella apparsa all’orizzonte. Il viaggio dei Magi, riferitoci dal vangelo odierno, rappresenta in qualche modo la ricerca di Dio da parte dell’uomo. E’ una ricerca fatta con fiducia: essa comprende un cammino e termina con un incontro. Il cammino compiuto dai Magi per adorare il re dei Giudei è un pellegrinaggio segnato dall’insicurezza, perché non hanno conoscenza della meta. La domanda che essi rivolgono ad Erode per informarsi sulla nascita del Messia denota l’umiltà di chi si deve affidare ad altre persone. La ricerca approda all’incontro con il bambino e la sua Madre, nella casa di Betlemme, e culmina nell’adorazione e nell’offerta dei doni. Anche Erode è in ricerca, ma esiste un’enorme differenza tra la ricerca sincera dei Magi e quella ipocrita di Erode. Erode si informa sulla nascita del Messia non per incontrarlo e adorarlo, ma per combatterlo e ucciderlo. I Magi ed Erode ci insegnano che la storia umana è, da sempre, un teatro in cui si affrontano le forze del bene contro quelle del male, il messaggio dell’amore contro l’ideologia della violenza, l’annuncio della vita eterna contro la rassegnazione al destino del nulla.
2. Carissimi fratelli e sorelle, come i Magi, anche noi dobbiamo farci guidare dalla luce della fede, superando gli ostacoli che continuamente incontriamo. La festa dell’Epifania ci deve spingere ad approfondire sempre di più la nostra fede e la nostra conoscenza di Dio. La fede è un dono di Dio, certamente, ma qualcosa dobbiamo e possiamo fare anche noi. Innanzitutto dobbiamo pregare di più. La fede è come una lucerna che va costantemente alimentata con la nostra preghiera. Quando questa si affievolisce,
anche la fede si indebolisce. Dobbiamo approfondire la nostra fede riprendendo tra le mani il Catechismo. Il Catechismo non va imparato solo da bambini, in preparazione della Prima Comunione, ma deve essere approfondito per tutta la vita. Riprendiamo in mano questo libro e riscopriremo tante verità dimenticate. Se saremo saldi nella fede, anche noi potremo manifestare Cristo al mondo ed essere così come la stella che ha guidato i Magi a Betlemme. Non si tratta di portare il Vangelo solo ai pagani, ma di riportarlo anche a quelli – e oggi sono molti – che lo hanno dimenticato. Giustamente, il Santo Padre Benedetto XVI parla continuamente di nuova evangelizzazione della nostra società, per farci comprendere che, ai nostri giorni, siamo tornati ad essere pagani.
3. Carissimi fratelli e sorelle, la festa dell’Epifania del Signore ci introduce alla dimensione missionaria della Chiesa: tutti i popoli sono chiamati a far parte della Chiesa. San Paolo ci ricorda che “i gentili sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo”. Ebbene, abbiamo dei gentili da convertire alla nostra vita di fede ed inserire nella nostra comunità di chiesa anche nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nei nostri ambienti di lavoro. Non dobbiamo andare lontano per fare i missionari. Cominciamo a fare i missionari nella nostra famiglia, nel lavoro, nella nostra parrocchia. Nella prima lettura si leggono queste parole del profeta Isaia: «Cammineranno le genti alla tua luce» (Is 60,3). Il profeta si riferiva a Gerusalemme, ma, in senso pieno, queste parole si riferiscono alla Chiesa, chiamata a radunare tutti i popoli del mondo nell’unità di un’unica fede. Per questo motivo, Isaia dice: «Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te [...] portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore» (Is 60,4-6). Queste parole si sono verificate pienamente proprio alla visita dei Magi. Tuttavia, dobbiamo prendere atto, con sofferenza spirituale, che si sta affievolendo la spinta missionaria della Chiesa e il dato più paradossale è questo: la nostra civiltà cristiana rischia di scomparire per debolezza interna, prima ancora che per aggressione dal di fuori. Il bambino Gesù è minacciato dai rappresentanti del suo popolo, non da nemici esterni. Sulla testimonianza dei martiri che fu ed è seme di cristiani, al giorno d’oggi, prevale l’indifferenza dei fedeli che è germe di paganesimo.
4. Carissimi fratelli e sorelle, nella prospettiva di riscoperta e rilancio della dimensione missionaria della Chiesa, ho reso pubblica oggi una Nota pastorale sull’Azione Cattolica, indirizzata a tutta la Diocesi. Si tratta di una Nota che valorizza l’impegno apostolico del laicato. Scrivo: “Il tempo di crisi che la società occidentale sta attraversando ci fa avvertire con forza le «tristezze e le angosce» dell’umanità di oggi, ma allo stesso
tempo ci sprona a valorizzare le «gioie» e ad alimentare le «speranze»1 che ciascuna persona conosce e coltiva. Accanto alla percezione di vivere una stagione straordinaria per le fatiche e per l’impegno richiesto a tutti, c’è l’esigenza di prendersi cura dell’ordinarietà della vita e di imparare a scoprire il senso profondo di ogni vissuto quotidiano. Per i laici cristiani si fa particolarmente vivo il desiderio di poter ricapitolare in Cristo (Ef 1,10) ogni aspetto della vita famigliare, lavorativa e sociale: ogni fatica, così come ogni impegno ed ogni generosità, chiedono di trovare il loro pieno significato alla luce dei misteri dell’Incarnazione, della Passione, della Morte e della Risurrezione del Signore Gesù. Proprio l’ordinarietà della vita di ciascuno è perciò chiamata a farsi un cammino capace di non smarrirsi nella cronaca delle giornate, ma al contrario di diventare una historia salutis, una storia di salvezza” (n. 1).
1 Cfr. Gaudium et Spes, n. 1.
5. Carissimi fratelli e sorelle, “Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima” (Mt 2,10). Anche noi, se ci faremo guidare dalla stella della fede, proveremo una grandissima gioia, l'unica vera gioia. Come i Magi, anche noi troveremo Gesù “con Maria sua Madre” (Mt 2,11). Dove c’è Gesù vi è sempre la Madonna. Non possiamo dividere la Madre dal Figlio. È più facile – affermava un Santo – dividere la luce dal sole, che separare Gesù da Maria. La devozione a Maria è la migliore garanzia di una fede viva in Gesù Salvatore del mondo. A Lei, Madre di Dio e Madre della Chiesa, affidiamo il nostro cammino di cristiani, guidati dalla stella della fede in Cristo. |
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“Energia cosmica. L'unico dio possibile” (la v.i.a. della verità oltre i confini delle religioni), Aletti, Roma In questo stimolante saggio, Maggiore delinea il proprio modo di intendere la vita e svela le conoscenze mistiche che hanno caratterizzato gran parte della sua ricca produzione poetica (con Aletti ha appena pubblicato “Sulla via dell'eternità” nella collana “Gli Emersi”). Dall'armonia dei versi, l'autore passa alla spiegazione e illustrazione del funzionamento dell'universo, con un'appassionata immersione nei pensieri illuminati di scienziati, filosofi, teologi, poeti, ricercatori dell'anima e considerazioni dirette sul senso dei testi sacri e sul ruolo delle guide spirituali. Arricchiscono l'opera i riferimenti a mitologia e storia e soprattutto lo studio etimologico della parole più ricorrenti in tutte le grandi culture mondiali, dai Sumeri fino alle odierne società di massa. Stimolante mosaico filosofico e umanistico, “Energia cosmica: l'unico dio possibile” nasce da un breve saggio che ha vinto il Premio della Saggistica nel concorso “Il Golfo” di La Spezia ed offre una visione panteistica che si pone al di sopra di qualsivoglia dottrina; invita gli uomini ad unirsi in un'unica famiglia, nello spirito di fratellanza che tutti gli esseri illuminati fanno necessariamente e naturalmente proprio. L'acronimo v.i.a. presente nel sottotitolo viene svelato al termine del saggio, dove Maggiore, partendo dalle Quattro Nobili Verità del Buddha, offre la sua idea di “essere dio” andando a sondare i significati ed i risvolti pratici delle parole chiave: “Vuoto”, “Integrazione” e “Amore”.
Poeta e cantautore triestino, Renzo Maggiore inizia a pubblicare nel 2004 ottenendo vari riconoscimenti soprattutto per le opere poetiche. Laureato in Scienze Politiche, tiene seminari e consulenze attinenti alla Comunicazione interpersonale, l'Intelligenza emotiva, l'Analisi sistemica e l'approccio Zen. Vive nella città d'origine, dove ha collaborato come giornalista con il quotidiano “Il Piccolo”.
Sito ufficiale: www.renzomaggiore.it Pagina FB: www.facebook.com/renzomaggiorefans E.mail:
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LA GUARDIA COSTIERA DI TRIESTE SEQUESTRA 40 CHILI DI MORMORE IN PORTO.
La Capitaneria di porto -Guardia Costiera ha sequestrato la notte scorsa decine di chilogrammi di pescato con attrezzature da pesca, illecitamente utilizzate da ignoti nel porto di Trieste. La Motovedetta C.P. 822, allertata dalla propria Sala Operativa, è prontamente intervenuta negli specchi acquei del Punto Franco Nuovo, dove era stata segnalata la presenza di attrezzi abusivamente calati a ridosso di alcune strutture portuali. Giunti sul posto i militari della Guardia Costiera hanno proceduto al sequestro di una rete di circa 500 metri di lunghezza, contenente circa 40 chilogrammi di mormore. Il pescato, dopo essere stato dichiarato idoneo al consumo dal competente Servizio Sanitario, è stato devoluto alla Fondazione “Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin” che, come è noto, supporta famiglie d’altri Paesi afflitte dal disagio di vivere o di aver vissuto recentemente guerra e/o guerriglia. Dopo i brillanti risultati dell’operazione natalizia OCTOPUS, prosegue incessante l’attività di controllo sulla filiera della pesca da parte dei militari della Guardia Costiera di Trieste, svolta a tutela dei consumatore e delle risorse ittiche della Regione. Trieste, 05/01/2011. |
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Celebrazione del Te Deum +Giampaolo Crepaldi Arcivescovo-Vescovo Cattedrale di San Giusto – 31 dicembre 2011 Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! 1. Al termine di questo 2011, siamo riuniti nella Cattedrale di San Giusto per elevare un inno di ringraziamento al Signore per le innumerevoli grazie che ci ha donato. Ringraziamo soprattutto il Padre per averci donato il Figlio suo prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo. Con il Natale di Gesù, infatti, il tempo - scandito nei suoi ritmi annuali, mensili, settimanali e quotidiani - è abitato dall’amore di Dio. Il Dio eterno è entrato nel tempo dell’uomo e vi rimane con la persona di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo. Scrisse San Paolo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio...perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). Con la venuta di Cristo e con la sua redenzione, siamo giunti alla pienezza del tempo. Il Natale ci richiama a questa pienezza del tempo, ossia alla salvezza rinnovatrice portata da Gesù a tutti gli uomini. Ce la richiama e, misteriosamente ma realmente, ce la dona sempre di nuovo. Il nostro tempo umano è sì carico di mali, di sofferenze, di drammi di ogni genere – da quelli provocati dalla cattiveria degli uomini a quelli derivanti dagli infausti eventi naturali –, ma racchiude ormai e in maniera definitiva e incancellabile la novità gioiosa e liberatrice di Cristo salvatore. 2. Per dare espressione piena alla nostra gratitudine verso il Signore, tra poco canteremo il Te Deum. E’ un inno di ringraziamento le cui prime parole sono di gioia: “Noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo, Signore….” e le ultime di fiducia: “Tu, o Dio, sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno.” Nonostante i tanti problemi e le numerose sventure che hanno reso difficile l’anno che si sta per chiudere, il canto del Te Deum di fine anno racchiude una saggezza profonda che ci fa dire che, nonostante tutto, il bene prevale sul male e che il bene è destinato a vincere: l’albero che cade fa più rumore della foresta che cresce; l’omicidio efferato fa cronaca mentre l’amore e il servizio e la fatica quotidiana sopportata con fedeltà non fanno notizia. Alla fine di questo 2011, prima di consegnarne i giorni e le ore a Dio e al suo giudizio giusto e misericordioso, dobbiamo sentire più vivo nel cuore il bisogno di elevare il nostro "grazie" a Lui e al suo amore per noi.
3. Il suo amore si è manifestato alla Chiesa di Trieste, orientandola a intraprendere le strade del Sinodo diocesano che è stato indetto in occasione della solennità di San Giusto. In quella circostanza è stato annunciato anche il tema che farà da catalizzatore dell’assise sinodale: la fede. Il tema ha una sua stringente e drammatica attualità. Il Santo Padre Benedetto XVI, nel Discorso pronunciato in occasione del tradizionale incontro con la Curia Romana per lo scambio degli auguri natalizi, affermava: “La grande tematica… è in effetti: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?....Che cosa, dunque, dobbiamo fare? Esistono infinite discussioni sul da farsi perché si abbia un’inversione di tendenza. E certamente occorre fare tante cose. Ma il fare da solo non risolve il problema. Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci”. Alcuni, anche dalle nostre parti, pensano e scrivono che la crisi la si risolve affermando il primato della prassi sull’ortodossia, abolendo il celibato dei preti e dando il sacerdozio alle donne… Si tratta, in realtà, di proposte fuorvianti che confondono e dividono il popolo di Dio, esse stesse emblematiche espressioni di una stagione di decadenza e di crisi della fede. Il nostro Sinodo non inseguirà questi fantasmi senza futuro, ma sarà tutto proteso ai temi dell’evangelizzazione e della missionarietà, cioè a far incontrare gli uomini e le donne di Trieste con Cristo. In quell’incontro – garantito nella sua verità dal Magistero del Papa e dei Vescovi - e solo in quell’incontro di grazia con il Salvatore Gesù è segnata la strada dell’autentico rinnovamento personale e di quello comunitario. In quell’incontro e solo in quell’incontro con Cristo - desiderato, cercato, amato, incontro liberante e appagante – è dato il futuro della fede e della Chiesa. 4. Il tema del futuro della fede e della Chiesa sollecita un’attenta riflessione sui giovani: tutta la Chiesa diocesana deve sempre più avvertire il dovere di assicurare e trasmettere loro il bene inestimabile della fede cristiana. Voglio qui ricordare e con voi ringraziare il Signore per i 500 giovani della nostra Diocesi, che hanno partecipato a Madrid alla Giornata Mondiale della Gioventù con il Santo Padre Benedetto XVI. Fu un’indimenticabile esperienza di fede e di Chiesa, che alimentò in tutti il senso della speranza e della fiducia. Desidero ringraziare il Signore anche per i nostri venti seminaristi che, nei due Seminari diocesani, si stanno preparando a servire Cristo e la Chiesa. Anche questo è un segno che ci parla della provvidente bontà del Signore e di speranza per la nostra Chiesa. Ma, accanto a questi confortanti dati, non si possono dimenticare i due giovani triestini che, quest’anno, hanno perso la vita: Giovanni Novacco e Francesco Pinna. Due morti non assimilabili per le modalità in cui sono maturate, ma che ci chiedono un grado più grande di consapevolezza nel considerare la tenuta morale della nostra convivenza e le responsabilità che portiamo verso l’inserimento lavorativo delle giovani generazioni. A questo proposito, il Santo Padre Benedetto XVI, nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, affronta il tema Educare i giovani alla giustizia e alla pace. “Non sono le ideologie che salvano il mondo – afferma Benedetto XVI - ma soltanto il volgersi al Dio vivente” che è amore: “e che cosa mai potrebbe salvarci se non l'amore?”. Il Papa, invitando a guardare “con maggiore speranza al futuro”, lancia un accorato appello ai giovani: “Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio … Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo. Siate consapevoli delle vostre potenzialità e non chiudetevi mai in voi stessi, ma sappiate lavorare per un futuro più luminoso per tutti. Non siete mai soli. La Chiesa ha fiducia in voi, vi segue, vi incoraggia e desidera offrirvi quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, Colui che è la giustizia e la pace”.
5. L’autorevole richiamo papale alla giustizia e alla pace, ci porta a dire una parola sulle attuali difficoltà socio-economiche, che interessano a vario titolo famiglie, imprenditori, lavoratori e giovani. Il momento presente, che genera una diffusa preoccupazione per la precarietà in cui versano tante persone, chiede all’intera città - già significativamente impegnata sul fronte di una efficace e operosa solidarietà - e alla comunità diocesana di essere vicine a coloro che vivono in condizioni di povertà e disagio. In questa prospettiva, i Vescovi delle Diocesi del Friuli Venezia Giulia sono intervenuti, in occasione del Santo Natale, con un loro puntuale e articolato documento, sollecitando “le comunità cristiane, in un dialogo fecondo con la società civile, affinché siano testimoni credibili dell’annuncio evangelico…a promuovere il senso profondo di prossimità che deve caratterizzare ogni cristiano nei confronti delle famiglie e di quanti soffrono – soprattutto i giovani - per mancanza di lavoro, di modo che nessuno debba sentirsi abbandonato, tanto meno dai propri fratelli in Cristo”. La testimonianza della carità possiede un'essenziale dimensione teologale ed è profondamente unita all’annuncio della Parola. In questa celebrazione di ringraziamento a Dio per i doni ricevuti nel corso dell'anno, ricordo in particolare che la nostra Chiesa Diocesana - con le attività caritative promosse dalle parrocchie, dalla San Vincenzo, dalla Caritas e dalla Stella Maris, da poco istituita - sta già fornendo una testimonianza concreta di attenzione ai poveri, attraverso il servizio e la generosa dedizione di numerosi volontari. In questo modo, tanti uomini e donne possono toccare con mano l’amore di Dio. 6. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, un altro anno si avvia a conclusione mentre ne attendiamo uno nuovo con la paura e la trepidazione, i desideri e le attese di sempre. Si rimane stupiti di quanto in fondo sia breve e fugace l’esperienza della vita. Per un attimo si è spesso anche raggiunti dall'interrogativo: quale senso a questi miei giorni? E' una domanda che attraversa la storia. Anzi, è una domanda che attraversa il cuore di ogni essere umano. Ma a questa domanda - noi lo sappiamo – c’è la risposta: scritta nel volto di un bambino che duemila anni fa è nato a Betlemme e che oggi è il Vivente, per sempre risorto da morte. Così, mentre affidiamo tutto alla materna protezione di Maria e ci rivolgiamo con ferma speranza al nuovo anno che viene, sentiamo importanti e necessarie per ciascuno di noi e per Trieste le parole benedicenti di Dio: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace”. |
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L’Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi, Vescovo di Trieste, profondamente colpito dalla notizia dell’attacco alle chiese dei cattolici nigeriani nella festività del S.Natale che ha causato la morte di un centinaio di fedeli in tutto il Paese e diverse decine di feriti, si unisce al dolore del S.Padre Benedetto XVI e della Chiesa cattolica che è in Nigeria.
Esprime la sua profonda preoccupazione per la crescente cristianofobia e per l’indifferenza della Comunità internazionale per tali fatti, che vanno a minare uno dei diritti umani fondamentali quale la libertà religiosa.
Si raccoglie in preghiera con la Chiesa tutta per le vittime della violenza e mentre chiede cristiano conforto per le loro famiglie e comunità, esorta i Cristiani di Trieste a rafforzare la propria testimonianza evangelica, onorando questi martiri della fede.
Condanna gli estremismi religiosi che seminano divisione e morte.
Cristo, Principe di Pace, è la risposta di emancipazione e sviluppo per il continente africano che può guardare a Lui quale Redentore e Salvatore di tutto l’uomo e di ogni uomo.
+ Giampaolo Crepaldi Arcivescovo – Vescovo di Trieste Trieste 26.12.2011 Santo Stefano protomartire |
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NATALE DEL SIGNORE + Giampaolo Crepaldi Arcivescovo-Vescovo 25 dicembre 2011 Carissimi fratelli e sorelle,
1. Oggi celebriamo il Natale di Gesù Cristo, la venuta di Dio sulla terra, la nascita del Redentore e del Salvatore dell’umanità, con la matura consapevolezza che “…non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (At 4, 12). La liturgia della Parola di questa messa del giorno di Natale ci offre la possibilità di meditare sul vero significato del Natale di Gesù Cristo. Il profeta Isaia, nella prima lettura, invita il popolo alla gioia e alla consolazione, perché il Signore è venuto, il salvatore promesso è arrivato, colui che era stato annunciato dai profeti e atteso dalle genti è nato. Con la nascita del Messia “tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,10). La lettera agli Ebrei afferma che Gesù è stato costituito erede di tutte le cose, che il mondo è stato creato per mezzo di Lui, che Egli sostiene tutto con la potenza della sua parola (Eb 1,3). San Giovanni, infine, accanto alla solenne affermazione che il Verbo si fece carne, ci ricorda subito l’opposizione che la luce incontrerà venendo nel mondo, nonché l’ostilità che i suoi gli opporranno: “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta;… venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv1,10-11). La contraddizione tra l’annuncio di gioia del profeta e il richiamo alla realtà dell’evangelista è stridente. Il Santo Padre Benedetto XVI ci indica la strada per superare le strettoie di questa paralizzante contraddizione: “Se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”. Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire…. il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere" (Omelia del Natale, 24 dicembre 2011)
2. Carissimi fratelli e sorelle, il Natale è una buona notizia di pace e di salvezza: quel bambino povero, che dorme nella mangiatoia di una squallida stalla – perché non s’era trovato per lui altro posto – è l’unico Salvatore del mondo, è il Messia annunciato dai profeti, è il Figlio di Dio venuto a liberarci dalla lebbra del peccato, dalla droga dell’egoismo, dal tunnel buio e freddo della morte. Se ci lasciamo raggiungere da questo messaggio, anche noi come i pastori veniamo investiti dal canto degli angeli che risuona sulla grotta di Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore!”. Siamo amati dal Signore: questa è la vera, grande, buona notizia del Natale. A Natale facciamo festa perché Dio Padre ci ha dato senza condizioni e senza calcoli la sua grazia – il suo amore totalmente gratuito – con la nascita di suo Figlio in mezzo a noi. Saperci scelti, chiamati, benedetti… Dunque non siamo stati gettati sulla terra da un destino cieco e dispotico. No, siamo stati pensati, voluti, e perciò amati da Dio. La prova? È questa: Dio Padre – che per crearci ci ha regalato tanti beni – per salvarci ci ha donato il suo bene più caro: suo Figlio. Quel bambino, il Figlio di Dio, è ormai tra noi per sempre, è definitivamente nostro, e noi siamo suoi. E’ un mistero che dà le vertigini: la fede cristiana ci comunica l’appartenenza incrociata di Dio che si fa figlio dell’uomo e dell’uomo che diventa, con il battesimo, figlio di Dio. Ormai niente e nessuno può separare ciò che Dio ha congiunto. E mai più saremo condannati a disperarci di essere di carne, e quindi fragilissimi, se la carne è diventata la casa dell’Emmanuele, il Dio-con- noi. E così non solo ci è consentito il sogno, ma ci viene effettivamente garantita la certezza più impensabile: che anche il dolore più atroce può diventare luogo dell’amore, e anche l’abisso della nostra miseria morale può accogliere la misericordia, e anche la disperazione più nera può tramutarsi nella speranza più viva.
3. Carissimi fratelli e sorelle, il Natale del Signore Gesù è un evento di amore, senza data e senza tempo. E’ stato scritto da un autore medioevale, il benedettino Ruperto di Deutz, che, con la Sua nascita, Gesù cambiò le molte parole degli scrittori biblici in un’unica parola: amore. Alla coltivazione dell’amore e della bontà ci invita anche il Santo Padre Benedetto XVI che accompagnò l’accensione dell’albero di Natale di Gubbio con queste significative parole: “Ciascuno sia una luce per chi gli sta accanto; esca dall’egoismo che spesso chiude il cuore e spinge a pensare solo a se stessi; doni un po’ di attenzione all’altro, un po’ di amore. Ogni piccolo gesto di bontà è come una luce di questo grande albero: insieme alle altre luci è capace di illuminare l’oscurità della notte, anche quella più buia”. Di una rinnovata coltivazione dell’amore e della bontà abbiamo tutti bisogno in un tempo segnato da numerose difficoltà dovute alla crisi economico-finanziaria che sta pesantemente colpendo numerose famiglie, lavoratori e giovani, ai quali va la nostra solidarietà umana e cristiana. Di una rinnovata coltivazione dell’amore e della
bontà abbiamo bisogno per dare valore e speranza al nostro vivere civile che, nella nostra città di Trieste, è stato funestato, in questo anno, dalla tragica morte di due giovani: Giovanni Novacco e Francesco Pinna. Nei confronti dei giovani dovrà intensificarsi la nostra premurosa attenzione. Di fronte alle tante difficoltà, molti sono gli interrogativi che avvertiamo nel nostro cuore. L’uomo progredisce oppure sta degradando la sua umanità? Che cosa sta prevalendo nel mondo, il bene sul male o il male sul bene? Cresce fra gli uomini la vera giustizia e l’equità, il rispetto dei diritti di ogni persona umana e di ogni popolo? A questi interrogativi del cuore risponde l’evento santo del Natale del Signore Gesù: “Non temete:… oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11). Non la paura, ma la fiducia, la speranza, la bontà e l’amore solidale dobbiamo pertanto coltivare, perché il Natale ci dona l’umile ed incrollabile certezza che ora e per sempre “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”.
Buon Natale a tutti! |
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12.o Concorso Nazionale SI ELEGGE “LA RAGAZZA DI TRIESTE 2011”
Giovani bellezze in passerella venerdì 23 dicembre alle 21 presso lo storico caffè San Marco di via Battisti 18 a Trieste dove si terrà la selezione provinciale valevole per il Concorso Nazionale “La Ragazza d’Italia”. Verrà eletta “La Ragazza di Trieste 2011”, titolo per designare il personaggio femminile simbolo della città di San Giusto. Va sottolineato il fatto che il Concorso “La Ragazza d’Italia” è il primo Concorso Nazionale istituito proprio a Trieste e che nel 2000 fu realmente una triestina ad aggiudicarsi il primo titolo nazionale della manifestazione. Era la diciassettenne Erica Rosano che conquistò il titolo al termine delle finali nazionali svoltesi lungo la riviera calabra in alcune suggestive e tipiche località turistico-balneari. La rappresentante triestina confermò la classica tradizione delle bellezze triestine, una caratteristica che mise in evidenza riportando la corona e l’ambito scettro nazionale di bellezza. L’elezione della “Ragazza di Trieste 2011” – promozione per la moda, la TV e lo spettacolo - è curata dall’organizzazione di Fulvio Marion, ideatore del Concorso Nazionale, e vedrà la collaborazione di alcuni operatori dell’abbigliamento, e precisamente i negozi “Mary Queen” e “Bora Nera”. Per informazioni e iscrizioni – gratuite – sono attivi: e-mail
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e cell. 338.6722086. Nelle foto: Erica Rosano (foto Lavorino); Paola Rosani, “La Ragazza di Trieste 2010” (foto Bilucaglia).
12.o Concorso Provinciale LA RAGAZZA DI TRIESTE 2011 Via M.D’Azeglio,22 – 34129 Trieste Tel/Fax 0040.762077 cell.338.6722086
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