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Discorrendo amenamente sul cerchio e la linea retta, in quanto elementi fondanti della forma a spirale sottostante allo Zodiaco, nel numero precedente della rivista intendevo riferirmi soprattutto a una particolare classe di spirali e cioè a quelle che si possono definire a tre dimensioni, come lo sono a modo loro l’elica e il vortice. La linea retta in questo contesto rappresenterebbe la terza dimensione, ossia l’altezza su cui si arrotola e s’inerpica la forma a spirale. Trovate difficile figurarvi un oggetto geometrico simile? Immaginatevi un mulinello d’aria, o meglio ancora un tornado che gira vorticosamente su sé stesso e vedrete che la cosa vi apparirà subito semplice e banale. Anche l’immagine di un ciclone, di un uragano può essere utile, perché mi da l’opportunità di balzare in modo facile ed intuitivo al concetto di “tempo immobile” che ho introdotto nel titolo. Come sanno tutti, nel famoso occhio del ciclone, il punto che sta al centro esatto dell’uragano, c’è una calma piatta quasi sconcertante, mentre attorno ad esso l’ambiente viene spazzato da una tempesta violentissima in lenta rotazione sul proprio asse. Lo stato di calma assoluta all’interno dell’occhio del ciclone può, infatti, essere messa in relazione analogica all’idea metafisica di uno spazio-tempo perfettamente immobile ed immutabile, un luogo in cui nulla cambia e niente di nuovo può realmente succedere. Un posto speciale, eterno ed irraggiungibile che, però, è al centro stesso di un divenire, caratterizzato da presenze effimere, che gli ruota attorno incessantemente. La nostra mente razionale di uomini occidentali, imbevuti di sano scetticismo scientifico, trova davvero balzana ed assurda l’idea di un luogo così magico, allo stesso momento al centro e al di fuori delle leggi naturali. Eppure tale visione ha letteralmente ossessionato ed ispirato quasi tutte le culture sotto forma di concetto fondante mitologico e religioso. E’ il regno atemporale e paradisiaco del Dio cristiano, è il nirvana dei buddisti, è il “tempo del sogno” degli aborigeni australiani, tanto per citarne qualcuno. Il bisogno di astrarsi dall’incedere inarrestabile e logorante del divenire, ricontattando il tempo immutabile delle origini, in realtà, persiste anche in noi profani. Basta pensare alla passione con cui ci immergiamo nel clima festaiolo dell’ultimo dell’anno, che è poi una specie di rito collettivo che allude alla rigenerazione periodica, alla rinascita della natura o persino alla ripetizione dell’evento della creazione.
 Giardino delle delizie - Hieronymus Bosch 1453/1516 – Museo del Prado – Madrid (Spagna)
a cura di Fabrizio Cecchetti
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