Si è svolta, venerdi 26 novembre, presso il ristorante “Savron”, diretto da Michele Labbate, una straordinaria e raffinata serata con cena dal menù delicato, quanto originale, totalmente a base di tartufo, dall’antipasto al dolce. Il prelibato Tartufo, ospite indiscusso della prestigiosa cena, è stato presentato dall’azienda EFFETRE srl. EFFETRE srl nasce nel 2001 e ha sede a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, nella rinomata Val di Chiana. E' specializzata nella selezione e nella commercializzazione del tartufo fresco, tutto l'anno e a seconda delle stagioni. E’, inoltre, produttrice di specialità a base di tartufo, tipiche toscane che propone sul mercato con il marchio TOSCOBOSCO. L’azienda punta alla massima qualità nei suoi prodotti, ma anche nel servizio reso al cliente: annovera tra i suoi clienti i più importanti ristoranti, hotel e negozi delicatessen di tutt'Europa. la direzione è affidata a Federica Grotti, che era presente alla serata straordinaria dedicata ai tartufi toscani. Nel video alcuni dei piatti assaggiati durante la festosa serata dedicata al tartufo in casa “Savron”.
La carta d’identità dei tartufi
Cosa sono i tartufi
I tartufi sono funghi che crescono sottoterra, vicino ad alberi o arbusti con i quali vivono in simbiosi, scambiandosi reciprocamente alcune sostanze nutritive indispensabili per la loro vita. In Italia sono presenti oltre venticinque specie di tartufo, ma solo poche sono commestibili e hanno un'importanza commerciale.
Dove si trovano
La presenza di tartufi è legata a quella di specie arboree e arbustive molto comuni in Toscana, quali le querce, i pioppi, i salici, i tigli, i pini, i noccioli, i cisti, sia all'interno di boschi, sia come piante isolate o infilare. Ogni tartufo ha però un ambiente di crescita specifico e, generalmente, i tartufi più pregiati sono anche i più rari. In Toscana, per la varietà degli ambienti, si possono trovare tutte le specie di tartufo commestibili, da quelle pregiate a quelle cosiddette "minori". I tartufi si raccolgono con l'ausilio del cane appositamente addestrato.
Come si riconoscono
* Si presentano come dei "tuberi" di forma generalmente globosa (i cosiddetti "corpi fruttiferi" del fungo o "carpofori").
* Sono rivestiti esternamente da una "buccia" liscia o rugosa (il peridio).
* Internamente presentano una "polpa" marmorizzata (la gleba).
* Quando sono maturi emanano un profumo caratteristico, tipico per ogni specie.
Quando si trovano
Ogni specie matura in un determinato periodo dell'anno:
- in autunno il tartufo bianco pregiato; - in inverno il tartufo nero pregiato e il brumale; - in inverno e in primavera il tartufo marzuolo; - in estate e in autunno il tartufo scorzone e l'uncinato.
I tartufi freschi possono essere conservati per un periodo piuttosto breve (una o due settimane al massimo) per esempio avvolti uno per uno in carta porosa (da sostituire ogni tanto) e riposti in frigorifero in barattoli di vetro ermetici.
Come si gustano
I tartufi rappresentano uno dei migliori condimenti di cui si possa disporre in cucina. È consigliabile utilizzarli freschi, quando, allo stadio di piena maturazione, esprimono al meglio le loro qualità. Ogni specie di tartufo è dotata di un aroma particolare e caratteristico, che si presta a precise utilizzazioni culinarie.
Quanto costano
I prezzi del tartufo fresco possono variare molto da un anno all'altro a causa dell'andamento stagionale della produzione. In linea generale, questa dipende essenzialmente da fattori di tipo climatico, quali peresempio la piovosità, le temperature estive ecc., che sono in grado di determinare oscillazioni di prezzo anche nel corso della stessa stagione produttiva. Sul mercato nazionale ed estero i tartufi che hanno maggiore importanza sono quelli pregiati, per i quali, di regola, la domanda supera la disponibilità del prodotto. Negli ultimi anni, però, stanno assumendo una certa rilevanza sui mercati locali anche le specie minori, come il marzuolo, lo scorzone e l'uncinato.
Il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
Descrizione
Peridio: liscio, di colore giallo chiaro, talvolta con tonalità verdastre o giallo-ocra. Gleba: giallastra con tonalità nocciola o marrone, talvolta con punteggiature di color rosso, attraversata da una fitta trama di venature bianche molto sottili. Forma: può essere tondeggiante o anche molto lobato, o decisamente schiacciato, secondo il tipo di terreno in cui il tartufo è cresciuto. Dimensioni: questa specie ha dimensioni molto variabili, con esemplari che possono raggiungere pezzature anche di diversi etti e persino superare un chilo di peso. Periodo di maturazione: da ottobre a dicembre. Periodo di raccolta: 1 ottobre - 31 dicembre Prezzo indicativo: si tratta della specie commercialmente più pregiata, in virtù delle sue elevatissime qualità organolettiche. Il prezzo, che varia con la pezzatura e la forma del singolo tartufo, è legato soprattutto all'andamento annuale della produzione, ma è sempre molto elevato perché la richiesta supera di gran lunga la disponibilità del prodotto: generalmente è sempre superiore ai 1500 Euro al chilo, ma, negli ultimi 3-4 anni, a causa delle raccolte particolarmente scarse, si sono registrate punte anche di 6-7.000 Euro per esemplari di grosse dimensioni. Il tartufo bianco in cucina: è una specie dotata di profumo intenso e penetrante, che ricorda quello del metano o formaggio fermentato. Si presta a essere consumato crudo su pietanze calde che ne esaltino l'aroma senza mascherarlo.
Come si riconosce: per il peridio liscio, i colori chiari, il profumo inconfondibile, il periodo di sviluppo autunnale.
Il tartufo marzuolo (Tuber borchii Vitt.) detto anche tartufo bianchetto
Descrizione
Peridio: liscio, di colore chiaro, variabile dal bianco-ocra al rossiccio. Gleba: chiara tendente al fulvo fino al bruno, con venature bianche larghe e poco numerose. Forma: variabile, tendenzialmente tondeggiante se il tartufo è cresciuto in terreni sabbiosi, talvolta irregolare, con superficie gibbosa. Dimensioni: la pezzatura media di questo tartufo è piuttosto ridotta, come una nocciola o poco più, ma può arrivare fino alla grandezza di un uovo di gallina. Periodo di maturazione: da gennaio ad aprile. Periodo di raccolta: gennaio – 30 aprile. Prezzo indicativo: generalmente basso, viste le piccole dimensioni, oscillante da un minimo di 200 a un massimo di 750 €/kg circa. Il tartufo marzuolo in cucina: il profumo deciso, con toni agliacei, e il sapore spiccato e durevole lo rendono un condimento adatto per varie pietanze, purché, come il tartufo bianco pregiato, non lo si sottoponga a prolungata cottura. Come si riconosce: per il peridio liscio, i colori chiari o rossicci, le piccole dimensioni, il profumo agliaceo, l'epoca di sviluppo tardo invernale - primaverile.
Il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vitt.)
Descrizione
Peridio: verrucoso, formato da verruche piccole e poco pronunciate, di colore nero. Gleba: nero-violacea negli esemplari maturi, con venature bianche e fini, che tendono a diventare rossicce all'aria e a scomparire con la cottura. Forma: di solito tondeggiante, ma anche irregolare o lobata. Dimensioni: variabili, da quelle di una nocciola a quelle di un'arancia, raramente più elevate. Periodo di maturazione: da dicembre a marzo. Periodo di raccolta: 15 novembre - 15 marzo. Prezzo indicativo: mediamente supera i 900 €/kg. Il tartufo nero in cucina: ha un profumo dolce e un sapore gustoso, che ben si prestano alla cottura e all'accompagnamento di secondi piatti di carne. Come si riconosce: per le verruche piccole e poco pronunciate del peridio, per il colore scuro con tonalità violacee della gleba e per il profumo dolce.
Il tartufo scorzone (Tuber aestivum Vitt.) detto anche tartufo nero d’estate
Descrizione
Peridio: verrucoso, formato da verruche sporgenti, grossolane e appuntite all'estremità, di colore nero. Gleba: nocciola con sfumature giallastre, attraversata da venature bianche molto ramificate, più o meno fini. Forma: generalmente tondeggiante. Dimensioni: lo scorzone ha una pezzatura media piuttosto elevata; talvolta alcuni esemplari possono raggiungere il mezzo chilo di peso. Periodo di maturazione: da giugno a novembre. Periodo di raccolta: 1 maggio – 30 settembre. Prezzo indicativo: questo tartufo spunta sul mercato prezzi contenuti, corrispondenti indicativamente a quelli del tartufo marzuolo perché, nonostante la buona pezzatura, spesso viene commercializzato immaturo, quando ancora non emana il suo tipico, delicato aroma fungino. Il tartufo scorzone in cucina: poiché ha un profumo tenue, viene utilizzato come base per preparazioni con altri ingredienti. Come si riconosce: per il peridio grossolanamente verrucoso (da cui il nome di "scorzone"), la gleba più chiara rispetto alle altre specie di "tartufi neri", le dimensioni generalmente elevate e, soprattutto, il periodo di maturazione prevalentemente estivo.
Il tartufo uncinato (Tuber uncinatum Chatin)
Descrizione
Peridio: verrucoso, costituito da verruche nere più piccole e meno accentuate rispetto allo scorzone. Gleba: nocciola, attraversata da venature bianche molto ramificate, più o meno fini. Forma: variabile, tondeggiante ma anche schiacciata. Dimensioni: tendenzialmente più ridotte rispetto allo scorzone. Periodo di maturazione: da ottobre a dicembre. Periodo di raccolta: 1 ottobre - 31 dicembre.
Prezzo indicativo: questo tartufo spunta mediamente sul mercato prezzi un po' più elevati rispetto allo scorzone perché dotato di un profumo più intenso. Il tartufo uncinato in cucina: l'aroma gustoso ne fa una specie che si presta agli impieghi più vari, sia da crudo che da cotto. Come si riconosce: è molto simile al tartufo scorzone, tanto che, secondo alcuni studiosi, sarebbe una varietà autunnale dello stesso. Le differenze, non sempre facilmente percepibili, sono legate all'aspetto del tartufo (peridio, gleba, forma e dimensioni), al profumo e, soprattutto, al periodo di maturazione più tardivo.
Le possibili frodi
Alcune specie di tartufo sono molto simili tra loro, come evidenziato in precedenza nelle schede. Il riconoscimento "a vista" è possibile solo se i tartufi sono maturi, cioè quando le caratteristiche di colore e di profumo sono quelle tipiche della specie Anche in queste condizioni, comunque, non risulta molto facile distinguere, per esempio, CARPOFORO DI TURER OLiGOSPERMUM TUL. & TUL. se i singoli esemplari venduti in un cestino appartengono o meno alla stessa specie. In questi casi l'identificazione può essere effettuata attraverso l'analisi delle spore al microscopio. Le frodi a danno dei consumatori possono verificarsi soprattutto con i tartufi pregiati, il tartufo bianco e il tartufo nero, vendendo al loro posto tartufi di minor pregio o non commerciabili ai sensi dell'attuale normativa nazionale (L. 752/85). Per il tartufo bianco pregiato, la CARPOFORO DI CHOIROMYCES MEANDRIFORMIS VITT. frode più diffusa avviene con il tartufo marzuolo. Questa specie, essendo molto comune, viene spesso raccolta e commercializzata già all'inizio dell'inverno, quando i tartufi sono ancora di colore chiaro e non hanno sviluppato pienamente il loro odore tipico. Se si mescolano le due specie in un'unica partita, il profumo del bianco pregiato prende il sopravvento rendendo pressoché impossibile la distinzione con il tartufo "minore". Lo stesso scambio può avvenire utilizzando un'altra specie di tartufo simile al bianco, il Tuber oligospermum Tul. & Tul, che però non è molto diffusa in Toscana e quindi meno frequentemente entra nei circuiti della commercializzazione locale. Ugualmente può accadere con Tuber asa (Lesp.) Tul. & Tul., un tartufo di ambiente mediterraneo che, se raccolto immaturo, può essere scambiato col piùpregiato Tuber magnatum. C'è poi un altro fungo ipogeo, la Choiromyces meandriformis Vitt. che, soprattutto da giovane, può essere confuso col tartufo bianco per l'aspetto e per l'odore, che è debolmente fungino. Nella maggior parte dei casi di frode accertata con i cosiddetti tartufi nordafricani o "terfezie", al posto del Tuber più pregiato sono state impiegate le specie sopra ricordate. Le vere e proprie "terfezie", infatti, sono dei funghi ipogei che, almeno nella maggior parte delle specie, si caratterizzano per i carpofori dotati di una sorta di peduncolo. Per il tartufo nero pregiato, la frode può riguardare sia i tartufi neri di provenienza nazionale che estera. Alle partite di tartufo nero pregiato possono infatti essere mescolati esemplari di tartufo bruma le, di moscato, di scorzone e/o di uncinato, tutte specie che, soprattutto all'aspetto esterno, sono molto simili. Negli ultimi anni sono stati poi introdotti, per scopi commerciali, tartufi provenienti dalle zone asiatiche, spacciati per tartufo nero, ma assai inferiori per caratteristiche organolettiche. La specie più frequente risulta essere il Tuber indicum Cooke & Massee, proveniente dalla Cina, estremamente somigliante alla specie pregiata sia per le caratteristiche del peridio che della gleba. Di questa specie di tartufo non è ammessa la commercializzazione sul territorio nazionale ai sensi della L. 752/85 La distinzione tra il tartufo nero pregiato e il Tuber indicum si può effettuare osservando le spore al microscopio. Altro aspetto da segnalare all'attenzione dei consumatori riguarda il largo impiego di prodotti di sintesi nel commercio del prodotto fresco e trasformato. Si tratta di sostanze ottenute per via chimica che riproducono l'aroma dei tartufi, ma che contengono solo il composto principale del profumo del tartufo bianco pregiato (il bis-metil-tio-metano) e si caratterizzano pertanto per unodorefortementemarcato e "monocorde". Sono, purtroppo, largamente impiegati nella ristorazione,grazie ai costi contenuti, spesso perrafforzare piatti "al tartufo" realizzati con tartufi discarsa qualità. Con la stessa funzione vengono impiegati per commercializzare tartufi immaturi. Molti prodotti trasformati (olio, burro, salse ecc) possononascondere, dietro la dizione "tartufato", l'aggiunta dei famigerati prodotti sintetici che niente hanno a che vedere con i tartufi veri e propri. Altri, invece, sono realizzati impiegando effettivamente ed esclusivamente i tartufi. In tutti i casi, è opportuno verificare nella lista degli ingredienti quale specie di tartufo è stata impiegata perché, al variare della specie, varia anche il prezzo del prodotto. Anche nei prodotti trasformati contenenti tartufo, infatti, una specie può essere sostituita da un'altra a scopo fraudolento.
La diffusione dei tartufi in Toscana
Il tartufo bianco pregiato
È la specie di maggior pregio e diffusione presente sul territorio regionale, che vanta una tradizione di raccolta non inferiore a quella di regioni più rinomate. È presente in alcune aree dell'Appennino nord orientale (zone del Mugello, del Casentino e della Val Tiberina) e in una fascia collinare centrale piuttosto ampia che si estende dal Valdarno inferiore fino al confine col Lazio (San Casciano dei Bagni). Tale fascia comprende il Valdarno Inferiore, la Valdera, il Volterrano, le colline del Chianti, la Valdelsa, la Val d'Arbia, le Crete Senesi, parte della Val di Chiana e della Val di Paglia. Le tartufaie si localizzano in corrispondenza di ambienti molto particolari. con caratteristiche in grado di garantire a questo pregiato fungo la contemporanea presenza di piante simbionti e di terreni umidi, soffici e calcarei. Si può trovare per esempio il tartufo bianco in boschi di fondovalle, in boschi lungo corsi d'acqua, su pioppi, salici, noccioli oppure su querce vicino ai coltivi o ai margini dei pascoli.
Il tartufo nero pregiato
Questo tartufo è presente in maniera sporadica in Toscana e la produzione risulta pertanto piuttosto contenuta. Le tartufaie si caratterizzano per i terreni calcarei e sassosi e per le condizioni di forte soleggiamento. Il tartufo nero pregiato si può trovare in boschi radi, in zone al margine fra aree boscate ecoltivate o pascolate, oppure su grosse piante isolate. La presenza del tartufo si evidenzia perché sotto le piante produttrici, in genere querce, noccioli e carpini, si crea un'area circolare priva di vegetazione erbacea, detta "pianello" o "bruciata".
Il tartufo marzuolo
Si tratta di un tartufo molto diffuso, in particolare nelle pinete litoranee di pino domestico e pino marittimo, ma è frequente anche nelle zone collinari interne, in boschi di querce o di pini.
Lo scorzone e l'uncinato
Lo scorzone è un tartufo meno esigente dal punto di vista ecologico rispetto ai tartufi pregiati e si adatta a vivere in diverse tipologie di ambienti. La specie si può trovare frequentemente su terreni calcarei, in presenza di boschi di querce, pinete di pino nero o boschi misti, dal livello del mare fino a 1000 metri di quota. Anche lo scorzone forma il pianello, in genere di forma anulare o semicircolare, e spesso si sviluppa in superficie, fino ad affiorare sul terreno. L'uncinato si trova con minor frequenza, preferendo ambienti più freschi e ombrosi riscontrabili, in Toscana, nelle aree di alta collina e di media montagna.
Tutela e valorizzazione
LA LEGGE REGIONALE SUI TARTUFI
In Toscana il settore dei tartufi è regolamentato da un'apposita legge, la Legge Regionale 11 aprile 1995 n. 50 (e successive modifiche). La normativa disciplina le attività di raccolta, coltivazione, conservazione e commercio dei tartufi, allo scopo di salvaguardare e conservare questo importante prodotto. In particolare, la legge stabilisce che:
- la raccolta si può effettuare solo nei periodi ammessi dal calendario regionale; -il commercio del tartufo fresco è ammesso nei periodi previsti dal calendario regionale di raccolta e nella settimana immediatamente successiva al termine della raccolta; -per poter raccogliere i tartufi occorre munirsi di un apposito tesserino di abilitazione; -la ricerca del tartufo deve essere effettuata con l'ausilio del cane appositamente addestrato e lo scavo deve essere realizzato con l'apposito strumento ("vanghetto", dotato di lama tagliente innestata su breve manico).
Tra luglio e settembre un gruppo di genetisti ha incontrato, dalla Georgia alla Cina, le comunità di Terra Madre per effettuare test del DNA e tracciare, grazie alla genetica, un’inedita analisi di popolazioni, etnie, gusti, tradizioni, culture.
Dopo aver concluso poco più di un mese fa a Shanghai il suo viaggio attraverso sette nazioni, il team del progetto scientifico itinerante Marco Polo 2010 ha presentato alla quarta edizione di Terra Madre - in svolgimento a Torino fino al 25 ottobre in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto - i primi dati elaborati dai numerosi test effettuati sulle popolazioni affacciate lungo l’antica Via della Seta.
Gli obiettivi del Progetto Circa 14.000 i km percorsi e oltre 700 campioni raccolti per studiare la genetica delle popolazioni e del gusto. La spedizione MarcoPolo2010 si è conclusa il 12 settembre scorso con il rientro a Trieste, punto di partenza di un viaggio che ha portato un team scientifico di genetisti ad attraversare Georgia, Azerbaijan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kazakhstan e Cina, fino a Shanghai. Le domande alle quali i ricercatori cercavano riscontro erano diverse. Perché in certe aree del mondo si privilegiano certi cibi e certi sapori, mentre altrove le preferenze sono completamente diverse? Dipende dalla disponibilità di certi ingredienti e dalle produzioni alimentari locali o è la produzione di quegli ingredienti e alimenti a essere condizionata dal gusto, cioè dalle capacità percettive degli abitanti di una certa area? E quanto di queste capacità dipende dall'abitudine o dalla cultura e quanto da certe caratteristiche del patrimonio genetico? Infine, quali sono le ricadute sullo stato di salute?
“La scienza non ha ancora delle risposte definitive a questi interrogativi e per trovarle occorre misurare la variabilità alimentare e lo stato di salute su un percorso lungo il quale sia altrettanto ampia la variabilità genetica – spiega Paolo Gasparini, responsabile scientifico del progetto. La Via della Seta, uno dei pochissimi corridoi dove i popoli si sono mescolati per secoli rappresenta, a questo scopo, il percorso ideale. Qui sono avvenuti scambi culturali, di spezie, di prodotti, ma anche di geni dovuti a migrazioni, stanzialità di migranti ecc.. A possibile conferma si ricorda, per esempio, la distribuzione della malattia di Behçet, un’infiammazione dei vasi sanguigni che ha probabili cause immunogenetiche, le cui aree di rischio si trovano proprio lungo la Via della Seta”.
Il progetto è stato ideato e realizzato dall’IRCCS Burlo Garofolo, da Sissa Medialab e dalla Fondazione Terra Madre, in collaborazione con Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, AREA Science Park, Dipartimento di Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo dell’Università di Trieste.
I primi risultati sui test del gusto All’analisi dei dati si lavora in queste settimane nel Laboratorio di Genetica Medica dell'Ospedale Burlo Garofolo e del Consorzio di Biomedicina Molecolare di Trieste. I riscontri più interessanti arrivano dai test di percezione dell’amaro. Il gusto è il fattore che maggiormente influenza la scelta dei cibi. In ogni individuo, la percezione dei quattro sapori fondamentali (aspro, salato, dolce, amaro) è legata anche a fattori genetici. In genere esiste una preferenza per il dolce e un’avversione per l’amaro. Le nostre preferenze dipendono anche da caratteristiche genetiche: le correlazioni tra gusto e genetica sono un tema di ricerca molto moderno che può far comprendere meglio anche tradizioni e cultura alimentare.
“Le prime elaborazioni – spiega ancora Gasparini - confermano le nostre sensazioni sul campo: dall’Azerbaijan in poi, si riscontra una percentuale molto alta di persone che risultano supertaster al test dell’amaro, ovvero che percepiscono il gusto amaro in maniera molto forte. Questo tipo di test riguarda i geni coinvolti nel gusto, dai quali dipendono le nostre preferenze alimentari. Nel Pamir, per esempio, abbiamo registrato una percentuale di supertaster del 37%, altissima se si considera che il dato medio registrato in Europa si aggira tra il 7% ed il 15%. Questo potrebbe spiegare perché quelle popolazioni prediligano una cucina in cui sono dominanti i sapori dolci”.
Nel dettaglio, i supertaster tra i soggetti campionati sono risultati così distribuiti: 10% in Georgia; 13% in Azerbaijan; 18% in Uzbekistan; 17% in Kazakistan, e 31% in Tajikistan ad indicare un chiaro gradiente da ovest ad est. I dati del Turkmenistan sono in fase di elaborazione. In Cina non sono stati effettuati campionamenti. Similarmente anche per alcune preferenze alimentari esiste un gradiente ovest-est, come, ad esempio, per l’orzo, non particolarmente amato in Georgia e Azerbajan, indifferente in Centro Asia e invece apprezzato molto in Tajikistan.
“Per quanto riguarda l’amaro – evidenzia ancora il responsabile del progetto - nei cibi ci sono vari composti che ne stimolano la percezione. A partire dagli anni trenta del secolo scorso, diversi studi hanno dimostrato che l’incapacità di percepire l’amaro varia da popolazione a popolazione da un minimo del 3% nell’Africa occidentale a oltre il 40% in India. I più sensibili all’amaro non prediligono i cibi come le crucifere, ricchi in tiouree come i cavoli, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles, le rape, quelli contenenti caffeina, chinino, isoumuloni (amaro della birra) e naringina (pompelmi). Sono inoltre più sensibili alla percezione del piccante e del grasso. Oggi sappiamo che altri geni sono coinvolti, oltre che nell’amaro, nelle scelte dei vari cibi e che l’olfatto, così come la vista e l’udito, giocano un ruolo importante nella scelta e nell’appetibilità di un cibo”.
Non solo gusto Le rilevazioni sulle popolazioni incontrate hanno riguardato anche test audiometrici, di percezione del colore e dell'olfatto e l’osservazione dei tratti somatici. Proprio dai test sull’olfatto sono emerse altre indicazioni che forse indicano un peso importante relativo ai fattori ambientali e culturali. Ad esempio parlando di profumo di arancia, chi ha sbagliato ha indicato sempre ananas a parte in Tagikistan dove tale profumo è stato confuso con la mora, prodotto tipico di quel territorio. “Al di là ai numeri nudi e crudi – sottolinea Pio D’Adamo, biologo specializzato in genetica applicata - siamo particolarmente contenti perché nei Paesi attraversati abbiamo creato una rete di contatti che ci consentirà, caso mai ce ne fosse il bisogno, di incrementare il numero di campioni da analizzare. A Trieste abbiamo fatto l’upload di quasi tutti i dati e adesso si lavora alacremente alla loro analisi”.
Spiega a sua volta Paolo Di Croce, segretario generale della Fondazione Terra Madre: “Come Terra Madre, ci siamo concentrati sulla parte riguardante l’educazione sensoriale, tema per noi centrale. In collaborazione con Marco Polo 2010 abbiamo organizzato anche tre incontri nazionali lungo il percorso, in Azerbaijan, Georgia e Kazakhstan, che hanno riunito per la prima volta accademici, contadini, giornalisti, studenti e cuochi in questi Paesi. Attraverso il suo passaggio, la spedizione ha messo simbolicamente insieme i nodi della rete Terra Madre e catalizzato lo sviluppo delle reti Slow Food nazionali. I risultati della ricerca saranno interessanti per noi: capire come la memoria culturale influisce, attraverso un'evoluzione millenaria, sul cibo prodotto e consumato oggi, passando dalla genetica, contribuisce alla consapevolezza e all’orgoglio per i saperi e i sapori, minacciati dalla grande distribuzione agro-alimentare”.
Oltre agli scienziati, ha preso parte alla missione un’équipe di addetti alla comunicazione della scienza: scrittori, giornalisti, esperti di museologia scientifica, di didattica, fotografi, video operatori, multimedia developer. “Sotto la regia di Sissa Medialab - spiega l’amministratore delegato della società, Enrico Balli – ci siamo posti come obiettivo ulteriore quello di dare vita a trasmissioni televisive, reportage scientifici e fotografici, kit didattici multimediali. Del resto, tutta la missione, dagli aspetti di progettazione scientifica alla spedizione vera e propria e alle successive analisi, si è svolta sotto gli occhi del pubblico, che ci ha potuto seguire passo passo attraverso il nostro diario di viaggio su internet. Un’importante ricerca scientifica si è trasformato così in un progetto di comunicazione della scienza partecipativo e coinvolgente."
Sul sito www.marcopolo2010.it sono disponibili il diario di viaggio, foto e video.
MarcoPolo2010 gode del sostegno di Domori, Eppinger, Pool Pharma e MetaMondo, che ha anche dato il supporto tecnico per l’organizzazione di tutti gli spostamenti. Hanno collaborato, inoltre, Canon Italia e Cividin viaggi. Patrocinio: Comune di Trieste e Padiglione italiano all’Expo di Shanghai 2010. Si ringraziano anche: Consorzio di Biomedicina Molecolare – CBM, Ambasciata Italiana in Azerbaijan, Ambasciata Italiana in Kazakistan, Ambasciata Italiana in Turkmenistan, Ambasciata Italiana in Uzbekistan.
Tutti i test di MarcoPolo2010 Il Progetto si è proposto di verificare la percezione gustativa dei popoli della Via della Seta e di confrontare i risultati con i dati relativi alle tradizioni enogastronomiche delle stesse e alla presenza di patologie comuni come l’obesità, il diabete, l’ipertensione, attraverso una serie di test abbastanza semplici. Le comunità di Terra Madre, che sono state coinvolte attivamente nel progetto fin dall’inizio, hanno partecipato ai seguenti test: 1) test del gusto amaro e del gusto salato; 2) questionario sulle preferenze alimentari con scala di piacevolezza, utilizzando gli stessi parametri scientifici inseriti nel kit di educazione sensoriale realizzato da Terra Madre; 3) test per olfatto con 12 diverse sostanze odoranti; 4) test per i colori utilizzando la scala Farnsworth D-15; 5) test audiometrico per verifica della funzionalità uditiva; 6) compilazione di un breve questionario generale sullo stato di salute e su alcuni aspetti dello stile di vita, come, ad esempio, il consumo di caffè e di te; 6) la raccolta di un campione di saliva per l’estrazione del DNA, su cui eseguire le analisi genetiche.
Le tappe del viaggio - Partenza da Trieste 17 luglio con passaggio in Grecia e in Turchia (Istanbul) - Georgia 26 luglio - 3 agosto (Kutaisi, Tiblisi) - Azerbaijan 4-8 agosto (Baku, Sis) - Turkmenistan 9-13 agosto (Türkmenba?y, Asghabat, Mary) - Uzbekistan 14 – 20 agosto (Bukhara, Samarcanda, Tashkent) - Tagikistan 21-28 agosto (Zeravshan, Dushanbe, KalayKuhm, Khorog) - nuovamente Uzbekistan 29-31 agosto - Kazakistan 1-5 settembre (Chimkent, Almaty) - Cina 6-11 settembre (Urumqui, Shanghai)
Appena presentata dall’On. Americo Porfidia (Gruppo misto) un'ulteriore interrogazione parlamentare (sono tre in tutto) in favore dei finanzieri (o ex) - di Trieste, del Friuli Venezia Giulia e dell'Italia intera -esposti all'amianto nei luoghi di servizio. Ricordiamo la mancata concessione, da parte del Comando G. di F. triestino, dei curriculum lavorativi, necessari per la prevista pratica di risarcimento previdenziale; quello stesso Comando che aveva dichiarato l'esposizione dei propri dipendenti entro i limiti di Legge, senza aver esibito i dovuti rilevamenti, e che aveva aggiunto - in barba ai decessi ed alle patologie asbesto/correlate tra il personale (attivo o in congedo) - di aver "buttato via le carte" per improbabili scarti d'archivio quinquennali. Ne giunge importante notizia da un comunicato, di ieri, dell'infaticabile Osservatorio Nazionale sull'Amianto (di cui riportiamo un breve stralcio), a firma di Aldo Guerrera, suo Presidente: """[...] L’iniziativa giudiziaria dell’Avv. Ezio Bonanni, che ha ottenuto dalla Corte dei Conti di Trieste l’ordine di esibizione ed informativa a carico dei Comandi della Guardia di Finanza circa la presenza di amianto nei luoghi di lavoro degli uomini delle Fiamme Gialle, ha il merito di aver squarciato il velo ed avviato una vera e propria bufera ispettiva, e così, dopo le interrogazioni parlamentari dell’On. Carlo Monai (IDV), e del Senatore Giulio Camber (PDL), ecco l’interrogazione parlamentare appena avanzata dall’On. Americo Porfidia, molto attento alle problematiche dei lavoratori e dei cittadini esposti e vittime dell’amianto, e punto di riferimento della nostra Associazione. [...]"”” Per informazioni: Osservatorio Nazionale sull'Amianto e - mail:
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. Lorenzo Lorusso (Presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici), tel. 040-573881, cel. 347-5471026, e-mail:
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. - Avv. Ezio Bonanni, tel. 06.68309534 - 0773.663593, cel.335-8304686, www.eziobonanni.it e - mail:
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. Amianto? No Thank You! - http://www.youtube.com:80/watch?v=0xnUX29D_eE: Campagna informativa contro l'amianto della Webcommunity di Arte e Poesia Anforah.
Progetto del Prof. José Vázquez che terrà luogo a Duino dal il 14 ed il 24 ottobre. Sarà un avvenimento internazionale. Fino ad oggi vi sono iscritti da 18 paesi, tra cui USA, Messico, Chile, Hong Kong e tutto Europa. Interessante – si cercherà di stabilire un nuovo Record per il Guinness Book of Records: Il più grande numero di viole da gamba storiche mai raggiunto in un solo luogo, tutte restaurate ed utilizzabili per eseguire musica.
Tornano a meravigliare, presso il Kavarn@.net di Ankarano (Capodistria - Slovenia), dal 17.9 (inaugurazione mostra: ore 18.00) al 27.10.10 con orario 10-12 e 17-21, le splendide gigantografie fotografiche di Mariagrazia Semeraro, più volte pubblicate su la Repubblica.it e su altri importanti siti internet http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/sesso-fiori/1.html - http://www.repubblica.it/2008/11/calendari/arte/sex-fiori/sex-fiori/1.html - http://www.anforah.artenetwork.net/sex/sex.htm - http://www.anforah.artenetwork.net/artefiori/artefiori.htm già esposte al Parco di Miramare di Trieste, nell'etrusca Vetralla (VT), in Terlizzi (BA) città dei fiori, nelle storiche Trani (BAT) e Giovinazzo (BA). Per l'occasione, dedicato a queste immagini floreali, già attivo sul Web, è il videoclip Flowers di Fedele Boffoli http://www.youtube.com/watch?v=hFYkqUhgWWI che ripercorre per sommi capi l'avventura artistisca di alto Eros floreale di quest'artista triestina con origini pugliesi e friulane. Riportiamo, per la particolare circostanza, dedicato alla Semeraro, un commento del fotoartista viaggiatore Alfredo Davoli: "[...] L'obiettivo della macchina fotografica viene usato qui come un pennello che spalma il colore sulla tela virtuale e ne fa astrazione e melodia; colore che diventa fluido impasto e dove il fiore, isolato dal suo contesto oggettivo è preso a pretesto per raccontare altre storie. Mariagrazia esplora la materia fino a dissolverla in pura poesia ed è solo allora che quei petali si dilatano nello spazio per divenire dapprima mare e poi risalendo la china di un immaginario vulcano, lava e fuoco. Chi è capace di guardare lontano o dentro, come un bambino che non pone limiti alla propria fantasia, scopre in queste immagini universi infinitamente piccoli ma altrettanto sconfinati,[...]". Fedele Boffoli (in Facebook)
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www.Artepensiero.it/Fedele_Boffoli.htm www.Anforah.Artenetwork.net
NO WIND NO RACE Ha preso il via oggi nelle acque di Livorno il Campionato Italiano vela d'Altura 2010. A causa delle condizioni di vento leggero ed instabile il Comitato di Regata ha annullato tutte le prove previste dopo una lunga giornata di attese. Alle ore 13.30 la flotta composta da trentacinque imbarcazioni si è diretta sul campo di regata posizionato a nord, dove con vento da 210° e sei nodi d'intensità ha tentato di effettuare la prima prova, poi annullata a causa della brezza che nell'arco di un'ora è via via andata scemando. Nel primo pomeriggio il vento, nonostante fosse stabile, era ancora troppo debole per permettere il regolare svolgimento di una prova; alle 16.30 è stato comunicato l'annullamento delle regate previste. "Siamo riusciti a fare una bolina ed una poppa - ha dichiarato al rientro Matteo Polli, randista di Horus (M45 - 2 emme marine) - le sensazioni da bordo sono molto positive ma con così poco vento è difficile da fare ancora un confronto realistico con il resto della flotta." Domani la prima partenza si terrà alle ore 12, il meteo purtroppo non prevede cambiamenti rispetto alla giornata odierna.
DOMENICA 15 AGOSTO 2010 DALLE 10.00 ALLE 17.00 in ambito di “LORENZAGO APERTA 2010” presso il cortile delle Scuole MedieLorenzago di Cadore (BL) a cura di Acquamarina Associazione Culturale si terrà il LABORATORIO DI ALFABETIZZAZIONE ALL’IMMAGINE FOTOGRAFICA OFF CAMERA aperto a tutti e gratuito Acquamarina, Associazione Culturale di Trieste, al fine di promuovere e divulgare la cultura fotografica, in ambito di Lorenzago Aperta 2010 propone, quale approccio alla fotografia, il Laboratorio di Alfabetizzazione all’Immagine Fotografica “OFF CAMERA” con l’obiettivo di avvicinare e coinvolgere alla fotografia chiunque desideri approfondire l'aspetto creativo. A tenere il Laboratorio OFF CAMERA sarà la fotografa Annamaria Castellan. Il Laboratorio è realizzato con il contributo della Banca di Credito Cooperativo del Carso Soc. Coop. - Zadruga Zadružna kraška banka.
Fotografare è un insieme di azioni complesse, ma non difficili, che suscita sorpresa per il suo verificarsi anche a chi sa prevedere tutti i dettagli di ogni operazione necessaria. Richiede un legame tra vedere e immaginare, tra pensare e fare, tra prevedere e verificare, tra concretezza ed astrazione, tra accettazione e creazione di realtà, e fa del fotografare un’attività che si contrappone ad ogni passività. OFF CAMERA è un modo di fare immagine alla ricerca del segno e del gesto, elemento estraneo al codice fotografico che permette di liberare la potenzialità linguistica del materiale fotosensibile dal condizionamento culturale della fotocamera. Questa metodologia - che da Fox Talbot a Man Ray e da Christian Schad a Moholy-Nagy in poi - prescinde completamente dal soggetto, dalla rappresentazione realistica e da tutto quanto ad essa si collega. La sua peculiarità sta nel fatto che le immagini si ottengono lavorando quasi esclusivamente sulla seconda fase del processo di produzione fotografica: con i procedimenti di sviluppo e stampa, in piena luce, evitando la costrizione della camera oscura ed il bisogno della conoscenza del mezzo di ripresa.
VISITABILE FINO AL 22 AGOSTO: la 10a edizione di ARTI VARIE - LORENZAGO APERTA allestita presso l'edificio della scuola media "G. Cadorin" alla quale partecipano più di 70 artisti tra i quali Annamaria Castellan con la mostra fotografica TERRA DESOLATA
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Secondo uno studio, salta la concentrazione e le prestazioni perdono in qualità. (ANSA) Dovete beccarvi i rimbrotti del capo quando a lavoro ascoltate la vostra musica preferita? Forse non ha tutti i torti, infatti la musica di sottofondo non sembra aiutarci se dobbiamo lavorare: anche se è la nostra musica preferita ci fa perdere la concentrazione, riducendo le performance cognitive. Lo dimostra uno studio condotto dagli psicologi Nick Perham e Joanne Vizard della University of Wales Institute Cardiff, pubblicato sulla rivista Applied Cognitive Psychology. Meglio allora sentire un po' della nostra musica preferita prima di iniziare a lavorare per poi concentrarsi in silenzio sui nostri compiti, suggeriscono gli esperti. Della musica, finora, si è parlato sempre bene: per esempio si è dimostrato in vari studi che la musica classica fa bene al cervello. In particolare un lavoro diretto da Nicola Mammarella della Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi G. D'Annunzio di Chieti ha dimostrato che l'ascolto di brani musicali, meglio se di Antonio Vivaldi, potenzia la memoria degli anziani. Poi c'é il famoso "effetto Mozart", secondo cui la musica rende più intelligenti. E non è tutto, la musica sembra migliorare anche le performance fisiche degli sportivi, tant'é che alla maratona di New York sono state proibite le cuffiette. Per non parlare dei tanti effetti terapeutici riconosciuti alla musica. Molti la ascoltano mentre lavorano e più di uno studio addirittura l'ha promossa in sala operatoria dove sembra ridurre lo stress dei chirurghi e quindi, di fatto, aiutare il buon esito dell'intervento. La nuova ricerca fa però lo sgambetto alla musica a lavoro. Infatti i ricercatori hanno sottoposto a test di memoria un gruppo di volontari e chiesto loro di cimentarsi nei test o in un ambiente silenzioso, o con sottofondo della propria musica preferita, o ancora con sottofondo musicale di brani non corrispondenti ai loro gusti; infine i test dovevano essere eseguiti anche con suoni non musicali di sottofondo. E' emerso che l'ascolto di musica (che piaccia o meno non conta) riduce le performance ai test. Ma è sufficiente questo studio per bandire la musica in ufficio?
La licenza, che ha una durata di tre anni, copre l'uso della musica in streaming (ANSA) Siae e YouTube hanno siglato un accordo di licenza che copre l'uso della musica in streaming nei video in Italia attraverso la piattaforma di video online. La licenza ha una durata di tre anni, sino a fine dicembre 2012. Come risultato dell'accordo, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da Siae saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica. "Questo accordo segna un momento importante nell'attività di tutela svolta dalla Siae, con l'obiettivo di assicurare agli autori e agli editori un compenso che tenga conto dell'intensità di utilizzo delle loro opere su una piattaforma molto popolare, che costituisce oggi uno dei principali veicoli di diffusione e di valorizzazione del repertorio musicale", spiega Manlio Mallia, direttore dell'area Attività internazionale e accordi broadcasting e new media della Siae. "Abbiamo dedicato grande attenzione ad instaurare relazioni che permettano agli utenti di YouTube di godere della loro musica preferita e scoprirne di nuova sulla piattaforma. Siamo davvero molto soddisfatti di aver raggiunto un accordo con Siae, che aiuta gli artisti rappresentati a guadagnare e può consentire a nuovi talenti musicali di emergere", afferma Christophe Muller, direttore delle Partnership di YouTube per l'area South e Eastern Europe, Middle East e Africa.