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Università di Trieste


Discorso d'inaugurazione dell'anno accademico 2010-2011

Autorità, Colleghi docenti italiani e stranieri, Colleghi del personale tecnico e amministrativo, cari studenti, gentili ospiti,

l’apertura dell’anno accademico 2010-2011, l’ottantasettesimo dalla fondazione di questo Ateneo, avviene in una fase particolarmente critica per il sistema universitario nazionale, esposto, forse per la prima volta in epoca recente, a incognite finanziarie che incombono sulla sua stessa sopravvivenza, per lo meno negli assetti istituzionali e organizzativi a noi noti.
In questo scenario, dunque, aprire l'anno accademico potrebbe persino suonare paradossale. Non vi nascondo, per parte mia, che mi sono lungamente interrogato sull'opportunità di mantenere in agenda questa giornata, in una congiuntura tanto problematica e densa di incognite. Mi sono però risposto che è proprio nei momenti in cui la storia sembra porre in discussione la capacità delle istituzioni di dare una risposta efficace alle istanze che dalla collettività provengono, è in quei momenti che occorre raccogliersi intorno ad esse, rinnovandone il ruolo di “casa comune”, entro la quale ritrovare, con il contributo critico, foss'anche il più aspro e controverso, il senso profondo del nostro appartenere a un destino comune. Per quanto mi riguarda, non ho mai inteso questa giornata come momento di sfoggio trionfalistico di dati o di passerella per alte autorità, ma, al contrario, come sede di doverosa comunicazione di risultati e di confronto su temi di comune interesse, pregiudiziali a una condivisione collettiva – non circoscritta alla comunità accademica – di strategie e obiettivi. Dunque, in definitiva, un momento di prassi democratica, organizzata all'interno della città universitaria, ma al servizio di una comunità allargata, estesa ben oltre i suoi confini.
Con questo spirito, i dati che fornirò si propongono di stimolare una riflessione quanto più consapevole sulle questioni che attanagliano le sorti dell'alta formazione e della ricerca scientifica nel nostro Paese e, con esse, dell'Università di Trieste.
Parlare di questo Ateneo significa anzitutto rassegnarne il capitale umano e la dotazione strutturale. Con le sue 12 facoltà e i suoi 22 dipartimenti, l'Università di Trieste costituisce una comunità che tuttora impiega oltre millecinquecento unità di ruolo, tra personale docente (776 unità), tecnico-amministrativo (724 unità) e linguistico (31 unità), con un volume di bilancio, tra amministrazione centrale e centri di spesa autonomi che supera i 200 milioni di euro annui.
La popolazione studentesca complessiva, censita nell’anno accademico appena concluso, raggiunge, con la formazione post lauream, le 21.500 unità, un terzo delle quali di provenienza extraregionale.
Il dato, ancora provvisorio, delle immatricolazioni, sfiora già, per l'anno accademico che apriamo oggi, le 4200 unità: ciò che fa preconizzare, in sede di assestamento, valori prossimi allo scorso anno accademico, grazie all'incremento che, rispetto alla predetta cifra, potrà registrarsi sul versante delle lauree magistrali, per le quali i termini d'immatricolazione resteranno aperti sino al marzo prossimo. Il trend delle immatricolazioni può dirsi dunque stabilizzato, da almeno un triennio, intorno alle 5000 unità annue ed è interessante notare come tale dato non abbia subito quella flessione che, secondo taluni, si sarebbe dovuta attendere dal ridimensionamento quantitativo dell'offerta formativa, avvenuto nel corrispondente periodo. Mentre, infatti, il numero dei corsi di studio è sceso, in quattro anni, dai 108 dell'anno accademico 2006-2007, ai 71 dell'anno accademico che oggi si apre, si è mantenuto pressoché invariato il flusso delle immatricolazioni; per altro verso, cresce il numero degli studenti che si trasferiscono a Trieste da altri Atenei. Indici, questi, di un'attrattività che la nostra sede ha saputo mantenere forte sul territorio, coltivando, da un lato, sempre più solide relazioni con il sistema scolastico regionale ed extraregionale e assicurando, dall'altro, livelli di spendibilità dei titoli di laurea, ben al di sopra della media nazionale, quanto ai tempi d'ingresso nel mondo del lavoro.
Ma, al di là dei dati numerici, il tratto qualificante della nostra popolazione studentesca resta la molteplicità di provenienze, resa evidente dall’elevata presenza di iscritti stranieri, oltre 1800, la gran parte dei quali extracomunitari: presenza che tuttora fa, di Trieste, l'Ateneo statale con la più elevata percentuale di studenti stranieri del Paese, dopo le due università per stranieri. Si tratta di un potenziale denso di riflessi positivi sulla formazione dei nostri studenti, così come testimoniato da alcuni rilevamenti. Emblematico, ad esempio, che, secondo dati di AlmaLaurea, riferiti all’anno 2009, i laureati del nostro Ateneo si distinguano per la conoscenza delle lingue straniere: 6.762 di costoro parlano l'inglese a livello ottimo, 2.365 il francese, 1.837 lo spagnolo, 1.337 il tedesco e ancora 716 il russo, 465 l’arabo, 1.197 lo sloveno, 1.099 il croato, 277 il serbo, 52 il giapponese e 136 il cinese. Non meno sintomatico ci pare, sotto questo profilo, il rapporto 2010 del Trendence Graduate Barometer, accreditato strumento di monitoraggio delle carriere e dei percorsi formativi, nell'ambito dei principali paesi europei: ebbene, l'impronta internazionale dell'Ateneo triestino risulta tra gli elementi di attrattività maggiormente valutati, al momento della scelta della sede universitaria, e non meno eloquente è il fatto che, al termine degli studi, oltre il 42% dei laureati si dica disponibile a un impiego all'estero, a fronte di una media nazionale del 33%.
Dunque, a Trieste, più che altrove, la dimensione multiculturale consente di coltivare aspettative e progetti di vita e di preparare giovani talenti alle sfide della società globale. Qui, più che altrove, si pongono le basi per la realizzazione di quello spazio europeo della conoscenza che vorremmo al centro delle politiche dell'Unione. Ed è anche nella consapevolezza di questa sua peculiare missione, che l’Università di Trieste assicura un'ampia gamma di opportunità di scambio internazionale ai propri studenti, a cominciare dai circa 450 accordi bilaterali che la legano a diverse università dell'Unione, in seno alla rete Erasmus, per allargarsi alle crescenti opportunità di scambio apertesi, più di recente, con atenei d'oltreoceano.

La ricognizione sinora svolta richiede di essere ulteriormente corredata di elementi che, per semplicità di esposizione, verranno ripartiti secondo le classiche missioni istituzionali dell'università: alta formazione, ricerca scientifica, trasferimento tecnologico e di capitale intellettuale.
Si è già ricordato che l’offerta didattica di primo e di secondo livello si articola, nel nostro Ateneo, complessivamente in settantuno corsi di studio, tra triennali, specialistici e magistrali, alcuni dei quali strutturati come internazionali: tanto vale per i corsi di laurea a titolo congiunto, quali quello in comunicazione interlinguistica (con l'Università di Regensburg), in genomica funzionale (con le Università di Parigi 5 e 7), in Matematica (con l'Università di Lubiana), in fisica, astrofisica e fisica spaziale, attivati congiuntamente con il Centro Internazionale di Fisica Teorica (ICTP), ai quali si aggiungerà, a partire dal prossimo anno accademico, la nuova laurea in Production Engeneering and Management (con l'Università di Lippe-Lemgo). Continuano, inoltre, alcune importanti esperienze di internazionalizzazione della didattica curricolare, con particolare riferimento a quei corsi di studio, istituiti dalle facoltà di Economia e di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, impartiti in lingua inglese e organizzati anche con l'apporto di docenza proveniente dall'estero.
Tra le novità più significative di quest'anno accademico, l'avvio di quattro nuovi corsi di laurea magistrale interateneo con l'Università di Udine: una sperimentazione che si aggiunge a quelle già in atto in area medico-sanitaria e che abbraccia ora settori come l'italianistica, le scienze dell'antichità, la fisica e le scienze ambientali.
Quanto ai percorsi post lauream, l'offerta contempla: 12 corsi di dottorato di ricerca e altrettante scuole di dottorato, sui quali l'Ateneo investe complessivamente oltre 4 milioni e mezzo di euro, corrispondenti a circa 270 borse, il 10% delle quali a beneficio di giovani studiosi stranieri; 33 scuole di specializzazione; 14 master di primo e di secondo livello; 6 corsi di perfezionamento.
Il quadro complessivo dell'offerta formativa di questo Ateneo è stato, negli anni recenti, interessato da un profondo riassetto, in adeguamento a reiterati provvedimenti ministeriali, non sempre esemplari sotto il profilo della coerenza e della chiarezza dei dettati. Si è già riferito come, dal 2006 ad oggi, sia sensibilmente diminuito il numero dei corsi di studio offerti alle nuove matricole. Certo, la circostanza che tale trasformazione non abbia comportato né il temuto decremento delle immatricolazioni, come detto, né alcuna flessione nel riscontro che i nostri titoli di laurea ottengono dal mercato dell'occupazione, conforta della perdurante qualità dei nostri percorsi formativi. E analogamente induce a concludere l'apprezzamento che i nostri studenti esprimono, a proposito delle attività didattiche, in percentuale stabilmente superiore, nell'ultimo triennio, al 90% nei giudizi positivi: i dati sono visibili in web.
Personalmente, resto convinto che ciò che l'università dovrebbe porsi per obiettivo di salvaguardia sia, non tanto un'offerta formativa, intesa come immutabile apparato di corsi di studio, insegnamenti ecc., quanto la formazione, intesa come risultato di un'esperienza di crescita culturale e di maturazione individuale, messa a disposizione di coloro che in università studiano. Ebbene, è incontrovertibile che la qualità del risultato in parola non dipende in sé dal numero o dall'articolazione dei corsi di laurea; deriva semmai dalla dotazione scientifica e di capitale docente qualificato di cui dispone l'università.
La considerazione è però utile a puntare l'attenzione sul vero problema: quello cioè dell'incompatibilità tra la conservazione degli standard di qualità di cui si è detto e l'endemico processo di definanziamento, cui il sistema universitario è stato sottoposto esponenzialmente negli anni.
Va aggiunto poi che questa contraddizione ha assunto dimensioni intollerabili, con il progressivo assottigliarsi delle opportunità di turn over o d'ingresso nei ruoli dell'università: ne è derivato infatti l'accrescersi, talora a dismisura, della responsabilità didattica in capo a figure, come i ricercatori, i quali sono invece chiamati, per stato giuridico, a funzioni prioritarie nel campo della ricerca. A questa componente della docenza che, con la propria attività didattica, ha garantito, insieme a professori associati e ordinari, la tenuta di quei livelli di qualità, per cui tuttora questo Ateneo è apprezzato, dobbiamo, non solo riconoscenza, ma anche l'impegno per una maggiore valorizzazione nella nostra comunità. Si tratta, sotto un primo profilo, di proseguire sulla via maestra di quel riconoscimento al pari accesso alle responsabilità istituzionali, che questa Amministrazione ha avviato con le più recenti modifiche statutarie, rendendo per la prima volta eleggibili in Senato accademico i ricercatori, come rappresentanti d'area scientifico-disciplinare. Per altro verso, occorre continuare a battersi per ridare una speranza ai troppi che attendono di vedere riconosciuta la propria produzione scientifica, spesso di singolare pregio, in sede di progressione di carriera. Per parte nostra, grazie al raggiunto traguardo del rientro, sotto le soglie di legge prescritte in materia di spesa stipendiale, confidiamo di poter procedere, nelle prossime settimane, all'assunzione, nei ruoli di professore, di alcuni colleghi ricercatori, risultati idonei a un inquadramento superiore in altrettante valutazioni comparative. Ma non ci si può nascondere che si tratterà, pur sempre, di opportunità sottodimensionate, rispetto al fabbisogno dell'Ateneo e che solo una coraggiosa inversione di tendenza, rispetto al trend finanziario attuale, potrebbe assicurare, con maggiori investimenti pubblici nella dotazione alle università, adeguate chance ai tanti meritevoli, risultati idonei in altrettante valutazioni comparative.

La ricerca scientifica costituisce, senza dubbio, il tratto distintivo di un'Università come la nostra, storicamente al centro del cosiddetto Sistema Trieste della Scienza, in seno al quale occupa il ruolo di vertice, per numero di addetti alla ricerca ed entità della produzione scientifica.
Converrà ricordare che al nostro prodotto scientifico concorrono, oltre ai circa 800, tra professori, ricercatori di ruolo e a tempo determinato, molteplici altre figure: 450 dottorandi di ricerca, 100 assegnisti di ricerca, 400 specializzandi, oltre a svariate centinaia, tra borsisti e collaboratori occasionali.
Un capitale intellettuale – vicino complessivamente alle duemila unità – corrispondente, solo per ciò che concerne il personale di ruolo, a un investimento dell'Ateneo che supera i cinquanta milioni di euro all'anno in ore lavoro finalizzate alla ricerca scientifica. Quanto alle molteplici figure, non strutturate, dedicate alla ricerca, questa Amministrazione ha, nell'anno in corso, triplicato il numero degli assegni di ricerca cofinanziati con propri fondi (da 10 a 29) e portato da 40 a 53 le borse di dottorato bandite per il prossimo ciclo triennale.
Quanto alla produzione scientifica di questa Università, così come censita dall'Anagrafe nazionale della ricerca, essa si è tradotta, nel 2009, in oltre 1100 pubblicazioni, più di metà delle quali di rilevanza internazionale.
Non sorprende, dunque, che l'Ateneo triestino vanti tuttora elevate prestazioni sul duplice piano della capacità attrattiva di finanziamenti esterni e delle posizioni raggiunte nei principali ranking internazionali.
In particolare, la nostra Università si colloca, secondo dati ministeriali, tra le prime venti, a livello nazionale, per capacità attrattiva di finanziamenti europei, come dimostrato dai circa sei milioni di euro acquisiti in seno al Settimo Programma Quadro. Analogamente, si può dire per i Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (cosiddetti PRIN), in relazione ai quali, l'Università di Trieste ha conseguito, nell'ambito dell'ultimo bando nazionale, un importo complessivo di circa un milione e seicentomila euro, guadagnandosi, ancora una volta, il secondo posto, tra gli Atenei del Triveneto, per l'entità delle risorse acquisite e registrando altresì un incremento significativo dei progetti finanziati (da 53 a 67).
Indicatori positivi di qualità ci vengono pure da agenzie e organismi di valutazione, anche internazionali.
Quanto ai principali ranking nazionali, il nostro Ateneo è risultato quest'anno terzo, in quello pubblicato dal Sole 24ore, sulla base di dati elaborati dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario e quarto (era ottavo, lo scorso anno), in seno alla classifica 2010-11 del Censis, con la seconda posizione conseguita dalle facoltà di Farmacia, Giurisprudenza, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, nonché Scienze Politiche.
In campo internazionale, l’Università di Trieste è risultata, nelle scorse settimane, il primo ateneo italiano, secondo la classifica delle migliori cinquecento università al mondo, stilata dal Times Higher Education, sulla base di indicatori raggruppati per qualità della docenza, volume e qualità della ricerca, citazioni guadagnate dai prodotti di ricerca, innovazione, internazionalizzazione.
Ancora, pure secondo il recente QS World University Ranking 2010, l'Ateneo triestino è collocato fra i 500 atenei migliori al mondo, in ragione di indicatori come la qualità della ricerca, l'inserimento nel mondo del lavoro dei laureati, le risorse dedicate all'insegnamento e l'impegno per l'internazionalizzazione, elaborati sulla base di una combinazione di sondaggi di opinione e dati, ivi incluse le citazioni tratte da Scopus (il più esteso database al mondo di pubblicazioni accademiche).
Da ultimo, è dei giorni scorsi la notizia che la graduatoria di istituzioni eccellenti, messa a punto per il 2010 dal prestigioso Centro per lo sviluppo dell'educazione superiore (CHE) di Gütersloh, in Germania, include l'Università di Trieste per i suoi Corsi di Laurea Magistrale e di Dottorato in Fisica. Ebbene, l'Università di Trieste è una delle 13 istituzioni universitarie italiane presenti nella graduatoria, che conta in totale 130 istituzioni in tutta Europa.
E in questo panorama di “distinzione” non vanno dimenticati alcuni riconoscimenti individuali, come la recente nomina del prof. Maurizio Prato, ordinario di Chimica organica, a socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei e – notizia della scorsa settimana – il conferimento, da parte del Presidente Obama, del premio “Pecase” – che annualmente viene attribuito ai migliori giovani scienziati che operano negli Stati Uniti – al dott. Eugenio Culurciello, nostro laureato in Ingegneria, oggi phd all'Università di Yale.

Frutto della produzione scientifica dell'Ateneo è anche l'attività di trasferimento di conoscenza verso il tessuto produttivo, in chiave di determinante contributo ai processi d'innovazione. In particolare, l'Ateneo triestino vanta una consolidata prassi di trasferimento tecnologico, scandita nella filiera che, dal laboratorio passa al brevetto e, di qui, all’industria. In concreto, l'attività brevettuale dell'Università ha dato luogo, a oggi, al deposito di ben 36 famiglie di brevetti, quattro in più rispetto allo scorso anno, che hanno originato, a loro volta, 81 depositi nazionali, contro i 69 del 2009: uno standard di produttività che – per numero di brevetti, rapportato ai ricercatori delle distinte aree scientifiche – pone l’Ateneo a un livello di gran lunga superiore alla media nazionale, collocandolo tra le migliori università italiane.
Sempre in tema di trasferimento tecnologico, non va trascurato che il nostro Ateneo contribuisce allo sviluppo economico del territorio, con l'incubazione di proprie imprese, gemmate da ricerche universitarie. È questo il caso degli spin off, presenti nel numero complessivo di undici, metà dei quali costituiti solo nell'ultimo biennio. Si tratta di realtà ad alto tasso innovativo, come certificato anche a livello nazionale: emblematico, al proposito, il fatto che nel 2010, vincitore assoluto del “Premio Start up dell'anno” – riconoscimento conferito alla migliore impresa innovativa nata da investimento pubblico – sia stato lo spin off Genefinity, costituito nel 2006, su iniziativa di un gruppo di ricercatori di Ingegneria dei materiali.

I dati rapidamente passati in rassegna rappresentano, solo in parte, la considerevole produttività dell'Ateneo e i traguardi organizzativi raggiunti, in un anno di impegno collettivo: traguardi cui hanno concorso anche relazioni sindacali improntate al costante rispetto dei ruoli e delle responsabilità.
I limiti di tempo non consentono di dar conto, se non per sommi capi, della mole di interventi posti in essere nei diversi ambiti dell'amministrazione, strumentali all'assolvimento delle funzioni istituzionali dell'Ateneo.
Un'attenzione particolare meritano, sotto questo profilo, l'edilizia e i servizi agli studenti.
Quanto alla prima, è proseguito il ripensamento della città universitaria, nella direzione di un contenimento della frammentarietà, a favore della riqualificazione degli spazi e del contenimento degli sprechi. Particolare attenzione, in quest'ottica, si è data, per un verso, al progressivo adeguamento, ai dovuti standard di sicurezza, degli ambienti di lavoro e di studio, nonché, per un altro, al recupero di aule per la didattica, in crescente fabbisogno. Sotto quest'ultimo profilo, cruciale è stato l'apporto dato, in termini di ottimizzazione nell'uso degli spazi, dal sistema informatizzato di gestione delle aule introdotto negli scorsi mesi, cui si è affiancata una serie di interventi di recupero di nuovi ambienti didattici, che proseguirà nei prossimi mesi, nell'ottica di raggiungere l'autosufficienza.
Da segnalare, tra l'altro, come si siano conclusi, dopo un lungo contenzioso risalente ai primi anni 2000, i lavori di riedificazione e di ampliamento dell’edificio “Q” del polo di Piazzale Europa, capace di oltre 3500 mq, tra aule, laboratori, studi e spazi comuni. È dunque già in atto il trasferimento nel nuovo edificio del Dipartimento di Scienze della Vita, che vede finalmente raccogliersi la sua numerosa comunità, sinora distribuita in diversi insediamenti, non sempre adeguati ai moderni requisiti.
Nel polo umanistico del centro storico, è stato completato l’iter di progettazione dei lavori di riqualificazione dell’immobile di Via del Lazzaretto Vecchio 8 ed è stata indetta la gara per l’affidamento di tali lavori, all'esito dei quali, grazie alla revisione imposta al progetto preliminare del 2005, sarà ricavato un intero piano ad aule, per complessivi 240 posti.
Sempre nel polo umanistico, con il completamento, sia dei lavori di restauro conservativo dei serramenti esterni, sia di quelli di realizzazione di un’aula da circa 100 posti al 4° piano, si sono conclusi gli interventi sull’edificio di Via Tigor, 22, sede della Facoltà di Scienze della Formazione, sottoposto altresì a un complessivo recupero di spazi, precedentemente non utilizzati. In tal modo, è stato possibile accogliere all’interno di tale edificio anche le attività didattiche e di ricerca di Scienze della Formazione, prima allocate presso la sede di Via D’Alviano, nel frattempo restituita alla proprietà.
Nel Comprensorio ex OPP di San Giovanni, si è proceduto all’affidamento dell’incarico di progettazione definitiva ed esecutiva degli interventi di riqualificazione del Padiglione F e delle Vecchie Cucine, destinati ad accogliere le strutture didattiche e di ricerca di Psicologia.
Ancora, nell'ambito del progetto di messa in sicurezza e di adeguamento funzionale di questo edificio centrale, si è dato corso ad alcuni interventi, concretizzatisi nel recupero di due nuove aule, per complessivi 140 posti, e nella riqualificazione del Rettorato, oggi divenuto, in forza del vincolo apposto dalla Soprintendenza, insediamento museale della collezione di opere acquisite dall’Università, a seguito dell’Esposizione Nazionale di Pittura italiana contemporanea del 1953.
Novità significative si sono realizzate anche per ciò che concerne i servizi agli studenti, con riguardo soprattutto all'adeguamento alle nuove tecnologie multimediali.
Tanto vale per il Progetto Campus digitali, grazie al quale è stato possibile, da un lato, estendere a tutto il comprensorio universitario la copertura wifi, dall'altro, avviare a sperimentazione la verbalizzazione on line degli esami di profitto, con effetti benefici sui tempi e sull'efficienza nella gestione delle carriere.
Negli scorsi mesi, l'Ateneo ha fortemente innovato anche i propri canali di comunicazione istituzionale, aprendo pagine ufficiali su Facebook e Youtube, nonché entrando a far parte, unico Ateneo italiano con altri tre, della piattaforma iTunes University, nella quale un canale, appositamente dedicato all’Ateneo triestino, ospita da qualche settimana più di un centinaio di video, di contenuto scientifico e didattico, accessibili gratuitamente, mediante un qualsiasi pc o dispositivi mobili come l'iPod, l'iPhone e l'iPad.
Sempre sul versante dei servizi agli studenti, è frutto dell’intensa collaborazione con l'E.r.d.i.s.u. di Trieste e del contributo della Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari, l'attivazione, dal luglio scorso, del nuovo portale web “locazione trasparente”, che offre, alla ricerca degli interessati, una vasta gamma di opportunità di locazione, a condizioni contrattuali vantaggiose e trasparenti.

Un utile riscontro dei progressi compiuti in un anno emerge guardando ad alcuni obiettivi strategici che, nell'aprire lo scorso anno accademico, ponevo in risalto, inquadrandoli in parole-chiave come rete, trasparenza, responsabilità.
Con logica di rete, abbiamo perseguito, nei mesi scorsi, nuovi obiettivi d'integrazione con l'Università di Udine e con la Sissa: con la prima varando i già ricordati, nuovi corsi di laurea magistrale, tanto in area umanistica, quanto scientifica; con entrambe prefigurando innovati assetti per la formazione universitaria di terzo livello e, in particolare, puntando a istituire le prime scuole di dottorato regionali. Tutto ciò è avvenuto avendo come stella polare, non tanto la razionalizzazione della spesa, quanto piuttosto la salvaguardia e l'incremento degli standard di qualità dei nostri percorsi formativi, in prospettiva di accentuata competitività internazionale del nostro sistema universitario regionale.
A tal fine, decisivi sono stati gli interventi di sostegno/incentivo, quali quelli adottati, dall'amministrazione regionale, sotto l'impulso dell'allora assessore Alessia Rosolen.
Con logica di trasparenza, questo Ateneo ha completato, nell'anno appena trascorso, un impegnativo percorso di ricognizione e studio che gli ha consentito, nel luglio passato, di pubblicare il primo bilancio sociale. È questo uno strumento – finora adottato solo da una decina di atenei – essenziale per la valutazione dell’attività gestionale e per il supporto a più maturi processi decisionali: destinato a concorrere, allo scopo, con la contabilità economico-patrimoniale, alla cui introduzione stiamo lavorando, sempre in raccordo con gli altri Atenei regionali.
Con logica di responsabilità, abbiamo rafforzato, nei mesi scorsi, i presìdi di valutazione interna all'Ateneo, dotando la nostra organizzazione di nuovi organismi, destinati ad affiancare il preesistente Nucleo di Valutazione di Ateneo: l’Organismo indipendente di Valutazione (OiV-tecnico), previsto dall’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2009, quale soggetto titolare della funzione “locale” di controllo dell’andamento del cosiddetto sistema di misurazione e valutazione della performance dell'amministrazione e la Commissione di Valutazione della Ricerca, incaricata di monitorare e di valutare l'attività scientifica dell'Ateneo, con riguardo, tra l'altro, alle pubblicazioni, alla promozione e all'attrazione di risorse per la ricerca.
Dobbiamo alla coerenza con tali principi ispiratori delle nostre politiche se questo Ateneo ha potuto sinora assicurare, con i risultati di eccellenza prima illustrati, costante rigore nella tenuta dei conti – mai in rosso – e il risanamento di squilibri nella spesa per il personale ereditati dal passato.
A quest'ultimo proposito, se un anno fa avevo potuto esporre i progressi segnati nella direzione del rientro verso l'equilibrio della spesa stipendiale, perseguito mediante una coraggiosa azione di “prepensionamento” del personale docente e tecnico-amministrativo, oggi posso confermare che il traguardo è stato raggiunto, con la discesa del rapporto tra massa stipendiale e fondo statale di finanziamento ordinario, al di sotto della percentuale del 90%. Un risultato, questo, che senza enfasi si può definire straordinario, se si considera che il nostro Ateneo è stato l'unico a conseguirlo, mentre si è allargata la cerchia delle università non “virtuose”.
Ebbene, grazie al risanamento in parola – conseguito, è bene sottolinearlo, esclusivamente con le nostre forze e a dispetto di una congiuntura contrassegnata da risorse calanti – è stato possibile riprendere le assunzioni: in particolare, è stato pubblicato, nello scorso agosto, un bando per 34 di posti di ricercatore e si è proceduto alla stabilizzazione di 27 posizioni di personale tecnico-amministrativo “stabilizzando”.
Un risultato, questo, che sebbene insufficiente, in cifra assoluta, a contrastare il forte decremento patito dal nostro organico negli ultimi anni, si pone obiettivamente in netta controtendenza rispetto a un quadro dell'occupazione che registra, nel nostro Paese, indici di preoccupante flessione, tanto nel settore pubblico, quanto in quello privato.

Il quadro descritto sinora, con i suoi risultati e con i rilevanti traguardi conseguiti, parla del lavoro, tenace e spesso nascosto, di migliaia di persone che, in questa comunità, operano ogni giorno. Uso ripetere – e lo faccio anche in questa occasione – che nessun contributo, per quanto apparentemente marginale, è irrilevante ai fini del benessere e del progresso collettivo cui l'azione di ciascuno concorre.
Non vorremmo tuttavia che l'efficienza e l'innovazione organizzativa di cui siamo stati capaci come comunità, facesse passare in second'ordine, quasi rendendolo incomprensibile, l'allarme più volte lanciato, anche nelle ultime settimane, da questo Ateneo – così come coralmente dall'intero sistema universitario nazionale – circa l'immediato futuro di ricerca ed alta formazione.
Per parte nostra, elencare risultati e riconoscimenti equivale, qui, a denunciare la scarsa o nulla sensibilità che troppe volte abbiamo registrato nelle alte sedi istituzionali e dissuadere da facili suggestioni, come quella, in voga in certa stampa, secondo la quale il sistema universitario recupererebbe competitività una volta costretto, a colpi di tagli, a una sorta di lotta darwiniana per la sopravvivenza.
L'esperienza mostra semmai il contrario. E cioè che gli sforzi autoriformatori delle singole comunità, per quanto efficaci, non possono avere la meglio su linee politiche generali che vi si pongano in contrasto, vuoi sotto il profilo delle strategie perseguite, vuoi sotto quello delle risorse allocate.
I due piani – strategie e risorse – non sono, all'evidenza, indipendenti l'uno dall'altro, essendo storicamente dimostrato che nessun governo della cosa pubblica è credibile, senza adeguati investimenti e che, d'altro canto, l'entità del sostegno in parola è specchio del grado di priorità che, a una determinata funzione, le istituzioni responsabili dell'indirizzo politico assegnano.
Ebbene, una spassionata ricognizione degli sviluppi dell'ultimo anno giustifica il nostro allarme e la nostra denuncia.
Quanto alle riforme, l'anno che ci lasciamo alle spalle ha registrato, sul piano nazionale, esiti che oscillano tra l'inavvedutezza dell’azione riformatrice e l'ennesima penalizzazione del sistema universitario.
D'inavvedutezza si deve parlare con riguardo al disegno di legge n. 1905, cosiddetto “Gelmini”, destinato a riformare il sistema di governo delle università, a introdurre un nuovo sistema di valutazione e a ridisegnare gli istituti del diritto allo studio, nonché i meccanismi di reclutamento della docenza. Al di là delle scelte d'indirizzo recepite nella manovra, non sempre condivisibili, preme qui notare come il disegno di legge abbia dovuto fare i conti con l'assenza di copertura finanziaria. Già lo scorso anno, avevamo ammonito, in questa stessa aula, circa i rischi connessi alla sottovalutazione delle implicazioni di spesa indotte da un manovra di tale portata: considerazioni non peregrine, se, come si è visto, l'iniziativa di legge ha subito, nelle scorse settimane, una battuta d'arresto in sede parlamentare, sotto i vincoli dell'art. 81 della Costituzione e dei troppi incisi “senza oneri per la finanza pubblica”.
Una sottovalutazione, va detto, difficilmente giustificabile, ove si riconosca che riformare i concorsi universitari senza risorse, ovvero introdurre inediti congegni di valutazione della produttività di strutture e persone o, ancora, parlare di diritto allo studio a costo zero, equivale, nella sostanza, a candidare al naufragio qualsiasi riforma, ponendo le premesse per un aggravio di quelle patologie o disfunzioni del sistema che, negli intenti, si vorrebbero contrastare.
L'unica normativa varata dal Parlamento in materia di università è, dunque, quella uscita dalla conversione in legge del d.l. 31 maggio 2010, n. 78 (recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”), con il quale, tra l’altro, si è introdotto, in modo indiscriminato, il blocco triennale delle progressioni stipendiali, con conseguenze di odiosa iniquità nei confronti dei più giovani, soprattutto ricercatori, titolari di trattamenti retributivi modesti, nonché del personale tecnico-amministrativo, e con l'ulteriore, paradossale effetto di neutralizzare i meccanismi premiali, voluti dallo stesso ministro Gelmini, con il precedente decreto-legge n. 180 del 2008.
Anche sul fronte regionale, non costituisce un segnale incoraggiante il ritardo subito, negli ultimi mesi, dall'iter di discussione del disegno di legge in materia di finanziamento al sistema universitario regionale. L'effetto, a questo punto irreversibile, di tale ritardo è che le università saranno assoggettate, anche per il 2011, al finanziamento su base storica, senza peraltro che ne sia, a oggi, ancora noto l'importo. Ma il prezzo più gravoso del ritardo è di ordine sistemico: da tempo, le università regionali vengono sollecitate a lavorare in ottica di integrazione reciproca ed è ciò che gli Atenei di Trieste e di Udine stanno facendo, con realizzazioni – l'ultima delle quali segnata dalla messa in comune dei rispettivi sistemi bibliotecari – portate a compimento senza neppure attendere interventi incentivanti dall'alto. Deve tuttavia essere chiaro che ritardi e battute d'arresto hanno un prezzo, perché solo da una coraggiosa spinta riformatrice, impressa da chi detiene la regia del finanziamento, può venire il superamento di vecchi assetti distributivi, ormai anacronistici, e di antiche rendite di posizione, tuttora largamente riscontrabili nella spesa regionale finalizzata a ricerca ed alta formazione.
Non si tratta, infatti, di limitarsi a intervenire sulla rete regionale delle università, ma è urgente una ponderata riconsiderazione del complessivo sistema di finanziamento regionale a ricerca e ad alta formazione, che va affrancato da ogni logica di distribuzione a pioggia, ridefinendo, con rigore e oggettività, la mappa dei numerosi enti beneficiari.
In termini non dissimili, il tema dell'eventuale trasferimento delle competenze in materia di università dallo Stato alla Regione, nel quadro del processo di attuazione del federalismo fiscale, avviato dopo il varo del nuovo titolo quinto della Costituzione, si è affacciato al dibattito politico delle ultime settimane con il preoccupante lessico dell'operazione meramente contabile, disgiunta da un'assunzione di responsabilità politica su una materia di tale portata e da una connessa espressione di strategia. Nostro malgrado, abbiamo dovuto registrare, ancora una volta, il perpetuarsi, nel dibattito politico sulla questione, di stereotipi campanilistici, incapaci di prefigurare adeguate risposte alle sfide del mercato globale della conoscenza e del tutto sterili, anzi perniciosi, per le sorti delle future generazioni.

La questione cruciale rimane, tuttavia, quella del finanziamento statale. Nei giorni scorsi, chi vi parla ha lanciato un forte allarme sugli organi di stampa, per ciò che concerne i rischi di paralisi cui questo Ateneo, come la maggior parte di quelli italiani, andrebbe incontro, ove restassero immutati i tagli inferti al fondo di finanziamento statale, a opera della legge n. 133 del 2008 e dalle successive manovre finanziarie: tagli quantificabili, sommando la percentuale del 2010 a quella del 2011, nel 18%. In particolare, le simulazioni fatte dai nostri uffici finanziari hanno reso evidente che, ove di tale entità si trattasse, il trasferimento statale precipiterebbe dagli oltre 100 milioni di euro del 2009, a 88 milioni per il 2011, mettendo così a repentaglio, oltre alla funzionalità essenziale dell'istituzione, la stessa massa stipendiale, quantificata oggi in oltre 92 milioni l'anno.
Abbiamo appreso, da ultimo, dell'iniziativa del Governo, di inserire, nel cosiddetto maxiemendamento al disegno di legge di stabilità 2011, uno stanziamento di circa un miliardo di euro, a integrazione del fondo di finanziamento ordinario per le università. Al riguardo, occorre fare alcune precisazioni che, senza nulla togliere alla rilevanza del passo politico, evitino fraintendimenti.
Anzitutto, non deve passare inosservato come, per il second'anno, la correzione dei tagli giunga all'estrema vigilia dell'esercizio su cui essi andrebbero a incombere e, peraltro, nel tipico quadro di fluidità di ogni manovra finanziaria in itinere: ciò comporta, per le università, l'impossibilità di elaborare, con adeguata consapevolezza, i propri documenti di previsione e, quel che è peggio, di programmare le proprie strategie, con quella gittata pluriennale, che solo una congrua stabilità finanziaria può consentire. Stretti tra le cifre dettate dalla legge n. 133 e i correttivi che, mese dopo mese, si fanno oggetto di spasmodica attesa, gli Atenei sono infatti costretti a una programmazione di corto respiro, trovandosi nell'obiettiva impossibilità di intraprendere quelle azioni di più ambizioso orizzonte, che pure si imporrebbero, in una logica di competizione internazionale.
Ancora, non deve sfuggire, in termini quantitativi, che si tratta di un importo neppure sufficiente a mantenere invariate le risorse attese per il 2010, già peraltro assoggettate a un taglio di circa il 4,5%. Dunque, denaro che garantirebbe sì la sopravvivenza del sistema, ma non certo il rilancio o lo sviluppo nella misura auspicabile, almeno guardando ai modelli europei più avanzati.
A quest'ultimo proposito, può valer la pena rammentare che il nostro Paese continua a distinguersi per l'insufficiente finanziamento devoluto a formazione e ricerca. Da ultimo, e limitandosi alla fonte più recente, il rapporto OCSE del 2010, reso noto nel settembre scorso, mostra impietosamente come, tra i 33 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia si collochi al penultimo posto, per spesa nell'istruzione pubblica, in ciò seguita solamente dalla Slovacchia.
Dunque, il nodo delle politiche che in Italia investono l'università è profondo ed esige che l'azione di governo sia spostata dal piano della mera sopravvivenza del sistema a quello della ridefinizione dell'agenda di priorità per il Paese: il quale non è sprovvisto di risorse, ma semmai necessita di vedere queste ultime orientate secondo una ridefinita scala di valori e conseguenti priorità.
Siamo ben consci che le ragioni ultime di questo stato di cose sono storicamente assai remote e, in ultima analisi, di ordine culturale. È stato scritto, con cruda efficacia, che “l'istruzione è il capitolo più triste della storia sociale italiana, un capitolo di penosa avanzata, d'indifferenza nazionale a un bisogno primario, di un ritardo presente” e, analogamente, che “poche cose in Italia hanno bisogno più urgente di riforma che non l'istruzione secondaria e universitaria”. È imbarazzante che queste parole portino la firma di due osservatori stranieri, autori di un rapporto dal titolo “L'Italia d'oggi”, pubblicato nel 1904.
Eppure siamo convinti che da queste considerazioni occorra muovere, proprio nel momento in cui il Paese si accinge alla ricorrenza dei centocinquant'anni della sua unità, turbato da una temperie densa di incertezze e di lacerazioni.
Per chi non intenda quella ricorrenza come vuoto esercizio retorico, ritornare alle ragioni fondanti della nostra identità nazionale può essere occasione preziosa per ritrovare, in un innovato patto di cittadinanza universale, il senso profondo dell'appartenenza a un comune destino.
Ebbene, affrontare il presente con questa consapevolezza, significa convenire che scuola, università e ricerca sono funzioni connettive di ogni comunità e che dalla loro forza, ovvero debolezza, dipende la capacità collettiva di fronteggiare le sfide del domani.

Francesco Peroni

Trieste, 15 novembre 2010

 
Appello del Rettore

In queste settimane, con crescente preoccupazione, siamo calati sempre più dentro uno scenario di grande incertezza per il nostro futuro: quello che vede al centro le sorti di università, ricerca scientifica e scuola, tutte esposte a insostenibili tagli finanziari, senza precedenti nella storia del Paese.
Sappiamo tutti che il debito pubblico nazionale impone sacrifici e che la crisi in atto ha radici profonde e corresponsabilità estese. Ma non vediamo ancora riconosciuta, in Italia, quella priorità che a formazione, ricerca e innovazione, come fattori decisivi di crescita e sviluppo, viene attribuita da altre nazioni avanzate, pur alle prese, anch'esse, con una difficile congiuntura economica.
Per parte sua, in questi ultimi anni, l'Università di Trieste ha intrapreso, con grande senso di responsabilità collettiva, una condivisa e coraggiosa azione di cambiamento e modernizzazione. Non ci siamo limitati a denunciare l'insostenibilità dei tagli finanziari, né ad avvertire che le riforme - a cominciare dal disegno di legge Gelmini, all'esame del Parlamento, in queste settimane - non possono realizzarsi a costo zero: lo vieta il buon senso, ancor prima che la più elementare pratica del buon governo. A dispetto delle crescenti difficoltà, l'Università di Trieste si è data da fare: cercando di salvaguardare la qualità della propria offerta formativa; sostenendo la ricerca scientifica; continuando a trasferire al territorio i prodotti della sua ricerca applicata; tessendo alleanze e "facendo squadra", per aumentare le fonti di finanziamento. E ha fatto tutto ciò sempre tenendo sotto controllo i conti, eliminando la spesa improduttiva e riuscendo ad assicurare un turnover, pur se contenuto, per i propri giovani ricercatori e i precari.
Non è un caso, dunque, che autorevoli osservatori internazionali ci collochino tra gli Atenei italiani che si distinguono per la qualità della produzione scientifica e per l'elevata percentuale di laureati che raggiungono posizioni di responsabilità e prestigio nel mercato globale dell'occupazione qualificata.
Ora, senza una chiara e concreta inversione di tendenza, da parte di Parlamento e Governo, i nostri sforzi rischiano di essere vanificati. Chiediamoci cosa sarebbe il Paese senza questo Ateneo e il suo straordinario capitale umano e scientifico, fatto di docenti, ricercatori, tecnici, amministrativi e studenti; domandiamoci cosa sarebbero Trieste e il suo territorio se deprivati del patrimonio economico e sociale portato in dote dall'Università, con la sua comunità di circa venticinquemila persone, in stragrande maggioranza giovani, che vi studiano e vi lavorano.
Faccio appello alle istituzioni, alle forze politiche, ai mezzi d'informazione, agli operatori economici, alla società civile, alle famiglie e a tutti i cittadini perché nulla si lasci intentato per ridare certezza di sviluppo alla nostra Università.

Nei momenti più difficili, le comunità sopravvivono grazie, anzitutto, alla mobilitazione delle coscienze: chiedo a ciascuno, nei rispettivi ruoli, di starci a fianco nelle azioni che intraprenderemo.
A essere in gioco non è solamente il futuro dell'Università di Trieste, ma l'avvenire di tutti noi.

Francesco Peroni
Trieste, 10 novembre 2010 

 
Il profilo Almalaurea dei laureati dell’Università di Trieste

A dieci anni dalla riforma: il profilo Almalaurea dei laureati dell’Università di Trieste.
Coinvolti 3.200 giovani usciti dall’Ateneo nel 2009.
A nove anni dall’avvio della riforma universitaria nel nostro Paese e nel contesto della European Higher Education Area è ora possibile tracciare un attendibile bilancio d'insieme che ricordi le caratteristiche dei laureati dell’anno 2001 (quelli prodotti dal vecchio ordinamento) e descriva le caratteristiche di quelli di oggi, laureati nel 2009. Cosa è cambiato? Dove e in che misura la riforma è riuscita nell’obiettivo di migliorare le performance dei laureati e dove ha fallito? 
Il bilancio emerge dal XII Profilo dei laureati presentato da AlmaLaurea. L’indagine ha coinvolto i 190mila laureati del 2009 dei 51 Atenei aderenti da almeno un anno al Consorzio Interuniversitario, tra cui l’Università di Trieste, e restituisce la documentazione articolata sino al singolo corso di laurea.
“In dieci anni, una istituzione come quella universitaria, compreso l’Ateneo di Trieste, può dire di aver raggiunto questi risultati: ridotto l’età alla laurea; quadruplicato i laureati in corso; aumentato la frequenza alle lezioni; migliorato il rapporto con il mondo produttivo triplicando le esperienze di stage durante gli studi. Mi pare che i risultati raggiunti, al di là delle tante cose di cui l’università si deve emendare, siano complessivamente assai più confortanti di quanto non vadano ripetendo i tanti cultori del flop della riforma – dichiara il professor Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - E non sarebbero stati possibili questi risultati senza l’impegno dei tanti docenti e ricercatori veri e propri samaritani della cultura e della ricerca. Una preoccupazione, invece, dovrebbe essere tenuta ben più presente: che questi giovani, anche i più preparati, rischiano di restare intrappolati fra un sistema produttivo che non assume e un mondo della ricerca carente di mezzi.
I laureati dell’Università di Trieste coinvolti nel XII Profilo dei laureati sono i 3.200 giovani usciti dall’Ateneo nel 2009. Tra questi, 1.736 laureati di primo livello e 963 laureati nei percorsi specialistici biennali.
Dal 2001 al 2009: i laureati di Trieste prima e dopo la riforma
Per capire gli effetti della riforma è possibile fare un confronto tra il complesso dei laureati di Trento del 2009 e i laureati, sempre della stessa Università, che hanno concluso gli studi prima della riforma (2001). Dal confronto emerge una figura di neodottore più regolare negli studi, con maggiori esperienze di stage.
I laureati dell’Università di Trieste, nel loro complesso, vengono soprattutto da famiglie dove il titolo accademico entra per la prima volta in casa: il 70% ha entrambi i genitori non laureati confermando ciò che la Riforma ha incentivato, ovvero un allargamento dell’accesso agli studi universitari a fasce di popolazione meno avvantaggiate. Nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, gli effetti positivi sulla regolarità negli studi sono evidenti: i laureati di Trieste in corso nel 2001 erano appena il 5,9% contro il 41% del complesso dei laureati del 2009. Con la riforma crescono notevolmente anche le esperienze di tirocinio e stage che coinvolgevano il 19% dei laureati di Trieste del 2001 contro il 61% dei laureati 2009 (il 65% dei laureati di primo livello, e il 60% dei laureati specialistici). La tendenza al proseguimento degli studi, già elevata prima dell’avvio della riforma (riguardava il 61% dei laureati di Trieste del 2001), viene confermata: 63,5 laureati su cento di Trieste intendono formarsi ulteriormente dopo aver conseguito il titolo. La percentuale si dilata in modo particolare, raggiungendo il 78%, fra i laureati di primo livello del 2009.
I laureati di primo livello 2009 dell’Università di Trieste
Il traguardo della laurea è raggiunto in media a 25,5 anni. La media nazionale è di 26,2 anni. La regolarità negli studi per i laureati di Trieste è più elevata della media nazionale: il 43% conquista il titolo in corso (con un 28% che si laurea al primo anno fuori corso) contro il 39% del complesso dei laureati di primo livello. La riforma universitaria ha portato anche ad un aumento dei laureati che frequentano regolarmente le lezioni: il 68,5% dei laureati triennali ha frequentato oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti; è il 67% a livello nazionale. Il 72,5% dei laureati di primo livello di Trieste ha entrambi i genitori non laureati; la media nazionale è del 74%.
I laureati dell’Università di Trieste di primo livello che hanno svolto tirocini e stage sono il 65%, percentuale che supera la media nazionale già elevata (54,5%). L’esperienza di studio all’estero, forse anche influenzata dalla posizione geografica dell’Ateneo, coinvolge il 15% dei laureati di primo livello di Trieste (7 con Erasmus), più della media nazionale che è del 10,6% (5,2% con Erasmus). L’85% dei laureati dell’Università di Trieste si dichiara complessivamente soddisfatto del corso di studi (il 29% lo è“decisamente”).
Alla domanda se si iscriverebbero di nuovo all’Università risponde “sì”, ed allo stesso corso dell’Ateneo, il 65% dei laureati (la media nazionale è del 68%). Una percentuale che aumenta considerando anche i laureati che si riscriverebbero all’Università di Trieste, ma cambiando corso (12,5%). E dopo la laurea? Il 78% dei laureati di Trieste intende proseguire gli studi, in linea con quanto avviene nel complesso dei laureati (77%). La gran parte dei laureati 2009 che ha espresso queste aspirazioni formative punta ad una laurea specialistica: il 65,5%.
I laureati specialistici 2009 dell’Università di Trieste
Performance particolarmente brillanti mostrano i laureati specialistici del 2009 di Trieste. L’età media alla laurea nel complesso dei laureati specialistici di Trieste del 2009 è di 27,1 anni (la media nazionale è di 27,3 anni); valore che sarebbe ancora inferiore al netto del 28% di studenti che si sono iscritti alla specialistica con due o più anni di ritardo rispetto all’età canonica.
L’analisi condotta mette in evidenza che si tratta di giovani che hanno concluso i loro studi in corso nel 46% dei casi – ed altri 43 su cento con un anno di ritardo – contro il 50% del complesso dei laureati specialistici. Nell’esperienza formativa dei laureati specialistici si riscontrano indici particolarmente elevati di frequenza alle lezioni: 72 laureati su cento dichiarano di avere frequentato regolarmente più dei tre quarti degli insegnamenti previsti.
Si riscontra, inoltre, una consistente esperienza di stage, che coinvolge complessivamente 60 laureati specialistici di Trieste su cento, (a livello nazionale è il 53%), ma soprattutto su valori molto elevati risultano le esperienze di studio all’estero che coinvolgono quasi un quarto dei laureati di Trieste (23%; il 12,5% con Erasmus).  L’esperienza universitaria compiuta con la laurea specialistica risulta ampiamente apprezzata (sono decisamente soddisfatti 36 laureati su cento, altri 52 esprimono comunque una valutazione positiva). Tanto che 73 laureati su cento la ripeterebbero.

 
Affitti: presentato il portale “locazionetrasparente”

Frutto della collaborazione fra Erdisu, Università di Trieste e Fimaa.
Il lancio del portale “locazionetrasparente”, un progetto che ha preso il via con il protocollo siglato, nel 2009, tra Università di Trieste, Erdisu e Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari (Fimaa), nasce dall’esigenza di assicurare, a studenti, ricercatori e docenti, locazioni trasparenti e a condizioni garantite. All’interno di www.locazionetrasparente.com si possono infatti consultare gli annunci inseriti direttamente dalle agenzie affiliate Fimaa, che garantiscono affitti in locali a norma e di qualità. Il portale rappresenta un risultato significativo per il sistema universitario triestino, ma anche per quello dell’alta istruzione e della ricerca, con il coinvolgimento degli enti che aderiscono alla rete del Welcome Office di Trieste. Il progetto è stato presentato questa mattina nella sala Cammarata dell’Ateneo giuliano dal Rettore Francesco Peroni, dal presidente dell’Erdisu di Trieste Marco Vascotto, dal vicepresidente vicario della Fimaa/Confcommercio Giorgio Ravalico e da Stefano Ogrisek di Imagina Studio alla presenza del direttore amministrativo dell’Università di Trieste Antonino Di Guardo e del direttore dell’Erdisu di Trieste Franco Milan.
“L’Erdisu ha nelle sue finalità di istituto in primo luogo il compito di erogare una gamma di servizi destinati agli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi e in secondo luogo quello di attivare servizi destinati alla generalità degli studenti - spiega il presidente dell’Erdisu di Trieste, Marco Vascotto -. I tre principali servizi erogati dall’Erdisu corrispondono alle erogazioni economiche - in primis le borse di studio -, il servizio abitativo presso le Case dello Studente e quello di ristorazione nelle mense a gestione diretta o in convenzione. Questo portale rappresenta un concreto intervento nei “servizi destinati alla generalità degli studenti” connesso al servizio abitativo, tipico tra quelli erogati dall’Erdisu. La convinta partecipazione dell’Ente al progetto - precisa Vascotto - deriva dalla riscontrata necessità di fornire risposte in qualche misura “garantite” allo studente che non può usufruire dei posti alloggio messi a disposizione dall’Erdisu per carenza di requisiti soggettivi o di disponibilità degli stessi o non è interessato perché preferisce una sistemazione più autonoma”.
“Per parte sua - osserva il Rettore dell'Università di Trieste, Francesco Peroni - l'Ateneo triestino vede, nell'operazione “locazionetrasparente”, una delle opportunità più significative offerte dalla convenzione che ci lega all'Erdisu. La mobilità, anche internazionale, di docenti e di studenti è, infatti, requisito qualificante essenziale per ogni comunità universitaria che aspiri, come quella triestina, a competere per l'eccellenza. Ne è coerente conseguenza il perseguimento, da parte nostra, di ogni azione che, potenziando la residenzialità della sede universitaria giuliana, ne favorisca l'attrattività, in misura sempre crescente. Aggiungo ancora che “locazionetrasparente” interpreta molto efficacemente un ulteriore aspetto, caro alla nostra amministrazione universitaria: quello della trasparenza, nella legalità, di ogni sua relazione. Obiettivo, questo, che ben si armonizza, tra l'altro, con la costante attenzione che dedichiamo all'ammodernamento dei servizi web”.
A fornire le garanzie è un’associazione di categoria significativamente rappresentativa, che assume precisi impegni con le istituzioni pubbliche per quanto attiene ai contenuti qualitativi dell’offerta inserita a portale dai suoi associati, i quali si impegnano con agevolazioni, anche di natura economica, con i fruitori del servizio e assicurano, dal punto di vista burocratico e fiscale, la corrispondenza dei contratti alle norme di legge e ai requisiti per l’ottenimento eventuale dei benefici economici erogati dall’Erdisu.
Tutte le realtà coinvolte perseguono congiuntamente gli obiettivi di far emergere, almeno in parte, fenomeni quali l’evasione fiscale o carenze, inadempienze ed eventuali clausole vessatorie da parte del soggetto “forte” in un contratto di locazione agli studenti; dall’altro lato, queste opportunità vengono offerte a una platea ampia e composita di soggetti interessati che, accanto ai canali tradizionali, possono ora usufruire di un canale di facile accesso per la ricerca di un alloggio a Trieste.
Una volta indicati i parametri di ricerca in uno dei “form” collocati nel sito, il navigatore ottiene infatti una lista d’immobili che presenta un’anteprima delle locazioni con una breve descrizione, una fotografia, le dimensioni e l’indirizzo.
La promozione del portale realizzato da Imagina Studio, oltre che sui siti dell’Erdisu e dell’Università di Trieste, coinvolgerà anche i principali social network per raggiungere in particolare il target degli studenti universitari.
Giorgio Ravalico, vicepresidente vicario della Fimaa/Confcommercio della provincia di Trieste, l’associazione di categoria in ambito locale maggiormente rappresentativa del settore,  evidenzia come la cooperazione con l’Erdisu miri ad intervenire su un mercato, quello delle locazioni agli studenti universitari, tanto ampio quanto incontrollato in seno al quale, proprio per le sue peculiarità, possono verificarsi situazione che vanno non solo a ledere e ad offuscare quella professionalità che caratterizza la grande maggioranza degli operatori del comparto, ma anche gli stessi studenti. Un’iniziativa pertanto, come sottolinea lo stesso Ravalico che ha seguito direttamente questo progetto, che oltre contribuire a quella trasparenza che costituisce uno dei presupposti fondamentali per un mercato sano, vuole anche contribuire ad accrescere quella cultura dell’accoglienza, elemento irrinunciabile per il capoluogo del Friuli Venezia Giulia che, nel turismo e nelle sue eccellenze di carattere scientifico ed accademico, individua alcuni degli elementi cardine sui quali costruire il suo sviluppo e la sua crescita.

 
Al via Welcome Office FVG

L’accoglienza a studenti e ricercatori stranieri sarà coordinata su scala regionale.
Nuovo sportello all’Università di Udine
Sulla scia del successo di Welcome Office Trieste, progetto pilota partito un anno fa, prende il via ufficialmente “Welcome Office Friuli Venezia Giulia”, l’Ufficio di accoglienza dedicato a ricercatori e studenti provenienti da tutto il mondo che intendano trascorrere periodi di studio e ricerca presso istituzioni ed enti di ricerca regionali.
Con l’adesione dell’Università di Udine, il Welcome Office potrà avvalersi di un secondo info point per il territorio udinese, collocato nell’ambito del Centro rapporti internazionali (Crin) dell’Ateneo di via Palladio n. 2 a Udine. «L’adesione dell’Università di Udine a questa iniziativa – spiegano il rettore Cristiana Compagno e il delegato per l’Internazionalizzazione Alessandro Trovarelli – attribuisce al progetto un valore aggiunto, determinato dall’esperienza specifica maturata nel settore, messa a servizio di un sistema regione sempre più rivolto a forme di internazionalizzazione integrate».
L’iniziativa “Welcome Office Friuli Venezia Giulia” - sviluppata nell’ambito del Coordinamento regionale degli enti di ricerca, all’interno del progetto International House gestito da Area Science Park con il supporto dalla Regione FVG - si avvarrà anche di un importante strumento informativo online, www.welcomeoffice.fvg.it, finalizzato a fornire a studenti e ricercatori informazioni in merito alle opportunità di studio e ricerca, alle pratiche burocratiche, agli aspetti logistici e alle indicazioni di utilità per la vita quotidiana.
L’iniziativa Welcome Office, così come il portale www.welcomeoffice.fvg.it, sono stati presentati oggi nel corso della conferenza “Internazionalizzazione del capitale umano e competitività del territorio”, tenuta in AREA Science Park.

 
Femme et violence

iil caso di Cassandra: giornata di studio organizzata dal Grimm.
Quando: 09/06/2010 alle 10.00.
"Femme et violence: il caso di Cassandra"è il titolo della giornata di studio, in programma mercoledì 9 giugno presso la sala conferenze M. Gigante in via Lazzaretto 6 (primo piano), organizzata dal GRIMM di Trieste (che opera presso il recentemente costituito Dipartimento di Storia e culture dal'Antichità al mondo contemporaneo", DISCAM, Trieste), dall' ISH (Institutum Studiorum Humanitatis) di Lubiana, dal centro AMA (Antropologia e Mondo Antico) di Siena, dal gruppo Homerica-Erga, dell'Université Stendhal 3 di Grenoble, e dall'Università di Murcia, con la collaborazione dell'Associazione Giuliana di Cultura Classica.
Studiosi francesi, sloveni, spagnoli e italiani, antropologi, storici delle religioni, bizantinisti e filologi discuteranno il tema della violenza, come si configura nei racconti tradizionali ("miti") che costruiscono i modelli della vergine, della donna, della veggente, in relazione con la follia, la violenza e l'estasi profetica, dai poemi omerici ai nostri tempi.
La tavola rotonda si concluderà alle 18 con una conferenza dal titolo: "Cassandra. Il destino di una donna tragica", tenuta da Diana Marta de Paco Serrano, una docente di Murcia che ha già lavorato a Trieste durante uno stage semestrale di ricerca e di collaborazione scientifica, autrice di pièces di teatro femminile e studiosa di Eschilo.

 
Arte o scienza?

oncorso fotografico a tema biomedico
Iniziativa “Arte o scienza?” mostra di foto a tema bio-medico. La mostra si inserisce nel contesto di “Notte dei ricercatori”.
Tutte le informazioni sono all'indirizzo:  
http://www2.units.it/brain/ArteScienza.

 
8 MLN EURO PER INGRESSO MONDO LAVORO

La Regione ha stanziato 8 milioni di euro del Fondo sociale europeo (Fse) per favorire l'ingresso dei laureati nel mondo del lavoro, sostenendo a questo scopo progetti formativi e iniziative legate a occupabilità, mobilità internazionale ed interconnessione tra filiera universitaria e parchi scientifici.
RIDURRE GAP TRA 2 MONDI - "Il nostro obiettivo - ha spiegato l'assessore regionale all'Università e Lavoro, Alessia Rosolen - è ridurre il gap tra due mondi ancora troppo distanti per garantire un immediato travaso dei giovani laureati nelle rispettive attività professionali. Ecco perché - ha aggiunto - ci siamo concentrati in particolare sul programma di sviluppo occupazionale e di promozione dei servizi nell'ambito degli atenei di Trieste ed Udine e della Sissa".
RAFFORZARE LE COMPETENZE - In dettaglio, ha precisato, si tratta di rafforzare le competenze dei giovani laureati, facilitandone il loro ingresso nel sistema produttivo regionale attraverso una serie di azioni quali, ad esempio, la promozione del confronto tra università e imprese e lo scambio di personale tra le due realtà, la riprogettazione dei percorsi di studio in funzione delle esigenze aziendali e il sostegno al ricambio generazionale tra imprenditori senior e junior.
PIANO FSE PER 2010 - Rosolen, comunque, ha ricordato anche le altre misure strutturali a supporto delle università e degli studenti contenute nel piano d'esercizio 2010 del Fse. Tra queste, 1 milione di euro per la partecipazione ai master post universitari e alle scuole di specializzazione, 700mila euro per progetti formativi, 400mila euro per un master sperimentale di primo e secondo grado da conseguire lavorando in azienda, 200mila euro per la promozione dei percorsi universitari di area tecnico-scientifica, 1 milione di euro per progetti formativi inseriti nel catalogo dell'alta formazione e destinati a laureati non occupati e 1,5 milioni di euro per borse di ricerca rivolte a dottorandi e laureati.
RIENTRO DI CERVELLI IN ITALIA - L'assessore ha poi citato ulteriori contributi per tesi di laurea sperimentali in impresa, rientri dall'estero di lavoratori italiani altamente qualificati, inserimento dei ricercatori nel mondo del lavoro e altre azioni mirate ad accrescere le competenze di laureati e ricercatori mediante percorsi di studio in paesi stranieri.

 
Scienza a quiz: gli enti scientifici a Trieste

Mercoledì 14 aprile alle 9.30 nell'aula magna dell'Università di Trieste (terzo piano Edificio centrale di piazzale Europa), si svolgerà la terza edizione di ”Scienza a quiz - Gli Enti scientifici a Trieste”, manifestazione a squadre tra le classi quarte degli istituti scolastici superiori, organizzata dal Lions Trieste Host. L'intento è quello di stimolare gli studenti ad approfondire il rapporto con il mondo della ricerca. Saranno presenti una decina di squadre alle quali verranno proposte domande che non verteranno sulle materie scientifiche specifiche, ma sulla conoscenza che hanno gli studenti delle principali caratteristiche degli Enti scientifici stessi. Ogni classe può partecipare con un massimo di 20 studenti ed è richiesta la presenza di un docente che però non potrà collaborare con la sua formazione. L'edizione di quest'anno sarà impreziosita dalla presenza del Premio Nobel per la Pace 2007 Filippo Giorgi dell'Ictp.

 
Lectio Magistralis del ministro Frattini

Una straordinaria presenza all’Università di Trieste: il ministro degli affari esteri, Franco Frattini, ha intrattenuto una folta platea in una Letio Magistralis, sul tema dei 20 anni dopo la caduta del muro di Berlino. Ne è seguito un interessante dibattito e lunghi appalusi al ministro Frattini.

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